giovedì 17 ottobre 2019

Castel Colonna

Questa è una veduta seicentesca di Castel Colonna, in passato chiamato Tomba, tratta dal codice barberiniano latino recante il numero 4434 "Stati, Domini, Città, Terre e Castella dei Serenissimi Duchi e Prencipi della Rovere, tratti dal naturale da Francesco Mingucci da Pesaro", datato 2 aprile 1626, conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Sullo sfondo in alto a destra è raffigurato il vicino castello di Ripe.
Castel Colonna è un grazioso paese della Provincia di Ancona, situato a 15 chilometri da Senigallia. 
Esso sorge su una piccola altura (m. 125 s.l.m.), è ancora completamente circondato da alte mura e il suo monumento più importante e significativo è una porta fortificatachiamata Torre malatestiana, risalente alla metà del Quattrocento. 
Questa è la porta fortificata di Castel Colonna, chiamata Torre Malatestiana, come appare oggi dopo i restauri del 1975.
Il nome

In passato la località era chiamata Tomba di Senigallia. Nel 1921 tale denominazione, ritenuta poco decorosa dagli amministratori del tempo, fu mutata in Castel Colonna, in omaggio a Vittoria Colonna, nipote di papa Martino V e vedova di Carlo II Malatesta, che era stata signora di questo piccolo centro verso la metà del Quattrocento.

La nobildonna romana, infatti, nel 1438 ne aveva ereditato i diritti signorili dal marito e nel 1457 aveva fatto costruire una nuova porta fortificata, come testimonia ancora oggi una lapide conservata all'interno della porta stessa (HOC OPUS FECIT FIERI MAGNIFICA DOMINA VICTORIA COLUMNENSIS DE MALATESTIS MCCCCLVII DIE TERTIA NOVEMBRIS).

Tuttavia la denominazione antica di Tomba non aveva nulla a che fare con un luogo di sepoltura: essa indicava una fattoria fortificata di proprietà signorile costruita sopra un piccolo poggio.
Questa è una lapide murata all'interno della porta fortificata con scritto HOC OPUS FECIT FIERI MAGNIFICA DOMINA VICTORIA COLUMNENSIS DE MALATESTIS MCCCCLVII DIE TERTIA NOVEMBRIS (FECE EDIFICARE QUEST'OPERA LA MAGNIFICA SIGNORA VITTORIA COLONNA DEI MALATESTI. [ANNO] 1457, IL GIORNO TRE DI NOVEMBRE).
Cenni storici

Informazioni sull'origine del paese si ricavano da un documento fabrianese del 1326, nel quale il luogo è menzionato con il nome di Tumba domini Adolfini, cioè Tomba del signor Adolfino. Nella carta si precisa anche che apparteneva al territorio di Senigallia. Dunque, il primo insediamento deve essere stato edificato nel corso del Duecento da un certo Adolfino, che successivamente lo sottomise al comune di Senigallia. I discendenti di questi, di parte guelfa, continuarono ad avere diritti signorili sul luogo e ad essere presenti nella zona fino alla metà del Trecento.

La prima notizia sul paese invece risale alla metà del Duecento: in un documento dell'eremo di Fonte Avellana viene menzionata la curtis Tumbe, cioè la corte della Tomba. Nel Medioevo con il termine curtis si indicava il territorio di un castello o di una azienda agricola. 

Una seconda notizia risale all'anno 1300: in una bolla di papa Bonifacio VIII si parla del castello di Tomba.

Nel 1317 Tomba fu occupata e saccheggiata dal ghibellino Mizia di Corinaldo nel corso delle lotte di fazione del tempo.

Nel 1355 il vescovo di Senigallia, Ugolino Federicucci, prese possesso del castello di Tomba a nome del cardinale Egidio Albornoz e ne affidò la reggenza a un capitano. In quella stessa circostanza Tomba venne posta nuovamente sotto il governo di Senigallia.

Nel 1378 papa Gregorio XI affrancò Tomba dalla giurisdizione di Senigallia e la pose alle dirette dipendenze della Santa Sede. Inoltre il pontefice promise di non concedere in Vicariato il piccolo castello a nessun signore e di conservarne l'autonomia. Tale privilegio fu confermato dai suoi successori: nel 1395 da Bonifacio IX e nel 1519 da Leone X.

Le cose però non andarono in questo modo, dato che negli anni successivi Tomba fece parte dei possedimenti dei vari signori di Senigallia.

In particolare nel 1430 papa Martino V concesse Tomba a Carlo II Malatesta. Nel 1438 il piccolo castello fu ereditato dalla moglie di questi, Vittoria Colonna, alla quale si deve nel 1457 la costruzione della porta fortificata.

In seguito Tomba appartenne anche al celebre Sigismondo Malatesta, il quale sconfitto nei pressi del fiume Cesano ad opera di Federico da Montefeltro nel 1462, fu costretto a riconsegnarlo alla Chiesa.

Sempre nel 1462 papa Pio II concesse Senigallia e il suo territorio al nipote Antonio Piccolomini. Questa signoria ebbe brevissima durata (1462-1464).

Nel 1474 papa Sisto IV concesse in Vicariato Senigallia e Mondavio al nipote Giovanni Della Rovere. Nel 1475 quest'ultimo, con l'emanazione del relativo statuto, istituì una circoscrizione giudiziaria, chiamata Commissariato, comprendente i centri di Tomba, che ne era il capoluogo, Ripe e Monterado.
Questo è un affresco staccato di Melozzo da Forlì del 1477 raffigurante Papa Sisto IV, insieme a quattro dei suoi nipoti preferiti, che nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana, conservato presso Pinacoteca Vaticana. A sinistra, vestito di rosso, è ritratto Giovanni Della Rovere. Si tratta dell'unica immagine certa del Signore di Senigallia e di Mondavio. Egli era anche Duca di Sora e Prefetto di Roma.

A capo di questa istituzione fu posto inizialmente un notaio con il titolo di vicario, che fu successivamente sostituito da un dottore in legge con il titolo di commissario. Tale figura aveva principalmente competenza di ordine giudiziario, quale giudice di prima istanza, sia in civile che in criminale, delle tre comunità che costituivano il Commi
ssariato. Riguardo a queste aveva anche la funzione di controllore dell'amministrazione della cosa pubblica e di tramite con l'autorità superiore. La sede del Commissariato era a Tomba.

Nel 1508 il Commissariato di Tomba fu annesso, insieme agli altri territori rovereschi, al Ducato di Urbino, ereditato da Francesco Maria I Della Rovere, figlio di Giovanni. In seguito i duchi Della Rovere subinfeudarono per i servizi a loro prestati Tomba e altri castelli ad alcuni personaggi nobili, tra i quali esponenti della famiglia Landriani.

Nel 1631, alla morte senza eredi maschi di Francesco Maria II Della Rovere, il Ducato di Urbino fu incorporato nello Stato Pontificio e trasformato nella Legazione di Urbino. Tuttavia il Commissariato di Tomba restò in vigore. Esso fu soppresso soltanto nel 1808, durante periodo napoleonico, quando i tre i castelli che lo componevano entrarono a far parte del dipartimento del Metauro.

Con la Restaurazione Tomba venne compresa nella Legazione di Pesaro e Urbino e nel 1816 divenne comune autonomo. Nel 1860, in seguito alla battaglia di Castelfidardo, con l'annessione delle Marche al Regno d'Italia il paese fu inserito nella Provincia di Ancona e fu compreso nel XIV mandamento di Senigallia.

Negli anni successivi alla denominazione Tomba fu aggiunta la specificazione di Senigallia, per distinguere il paese da un altro centro marchigiano, Tomba di Pesaro, l'odierna Tavullia.

Nel 1921 il paese cambiò il nome in Castel Colonna, in omaggio a Vittoria Colonnacon regio decreto dell'8 novembre 1921, n. 1698.

Questa è un'altra lapide conservata all'interno della porta fortificata. In essa si legge: CON DECRETO REALE VIII - XI -MCMXXI L'ANTICO NOME DI TOMBA DI SENIGALLIA FU CAMBIATO IN QUELLO DI CASTELCOLONNA.

Nel 1951 Castel Colonna contava 1544 abitanti. Nel 1961 la popolazione scendeva a 1286 persone. Nel 1981 scendeva ulteriormente a 865, per poi crescere nei decenni successivi fino ad arrivare a 1039 abitanti nel 2011.

Il primo gennaio del 2014 il comune di Castel Colonna è confluito con Ripe e Monterado nel nuovo comune di Trecastelli (di complessivi 7471 abitanti nel 2020), con legge regionale n. 18/2013.

Curiosità
  • A proposito di Vittoria Colonna il giornalista e fotografo Mario Carafòli nella pubblicazione “I castelli di Senigallia” del 1973 scrisse: “È da ritenere pura leggenda che questa Vittoria sia stata qui relegata dal marito per espiarvi uno strappo alla fedeltà coniugale, e che qui arrivando dicesse: «Questa sarà la mia tomba»”.
  • Nella località Croce di Castel Colonna sul muro di una casa colonica è custodito in una nicchia, al posto della consueta immagine sacra, un busto in bronzo raffigurante Napoleone Bonaparte.
  • Come si è già detto nelle Marche vi era anche Tomba di Pesaro, che nel 1938 cambiò la sua denominazione in Tavullia dal torrente Tavollo, che scorre nel suo territorio e sfocia nell'Adriatico tra i comuni di Cattolica e Gabicce Mare.
Questa è la facciata interna della porta fortificata fatta costruire da Vittoria Colonna. Sopra l'arco a tutto sesto è visibile una lunetta, nella quale erano dipinti degli affreschi, uno dei quali raffigurante il "Trasporto della Santa Casa di Loreto", rimossi nel corso della ristrutturazione del 1975

Il castello

La porta fortificata di Castel Colonna (Torre malatestiana), interamente realizzata in laterizio, è a pianta quadrata con un solo arco di accesso a tutto sesto, in passato dotato di ponte levatoio. Il parapetto aggettante è sostenuto da beccatelli e coronato da merli alla ghibellina, aggiunti in fase di restauro nel 1975.

Le caditoie realizzate fra i beccatelli consentivano la difesa piombante. Una feritoia per archibugio e una troniera per bombarda di piccolo calibro avevano il compito di proteggere, mediante fiancheggiamento, le cortine murarie innestate nella porta.

All'interno della porta è murata una lapide che ricorda che essa fu edificata per volontà di Vittoria Colonna il 3 novembre del 1457: HOC OPUS FECIT FIERI MAGNIFICA DOMINA VICTORIA COLUMNENSIS DE MALATESTIS MCCCCLVII DIE TERTIA NOVEMBRIS.
In questa immagine sono visibili: a sinistra la porta fortificata vista dall'interno del paese; in alto a destra una feritoia per archibugio; in basso a destra una troniera per bombarda di piccolo calibro

Questa è la porta come appariva prima dei restauri del 1975 in una foto di Mario Carafòli tratta dalla pubblicazione "I castelli di Senigallia" del 1973. Come si può notare il monumento era privo della merlatura ghibellina ed era sormontato da un campanile 


Il circuito murario, a forma di nave e coevo alla porta fortificata, è provvisto di alte cortine scarpate. Il camminamento di ronda è in parte percorribile. A sinistra della rampa di accesso al paese sulle mura sono visibili beccatelli ciechi.

Durante i restauri effettuati nel 1928 il lato ovest della cinta muraria venne rinforzato con contrafforti esterni.

Sulle mura che danno sul parco giochi è visibile il segno di un colpo di artiglieria tedesco lasciato il 9 agosto 1944 nel corso della Battaglia del Cesano.

Inoltre da vari punti del circuito murario si possono ammirare gradevoli scorci della campagna che circonda e si può vedere il vicino castello di Ripe.

Questa era la "Fontana pubblica" edificata sulla scarpa delle mura
 
All'interno delle mura in via Umberto I si trova l'attuale chiesa parrocchiale di S. Mauro Abate, recentemente restaurata. L'edificio, probabilmente risalente al periodo roveresco, è a tre navate e conserva al suo interno: una Madonna con bambino (Madonna della Misericordia) attribuita a Gaetano Lapis detto il Carraccetto (Cagli, 1706 – Roma, 1773); un crocifisso ligneo probabilmente eseguito tra il XVI e il XVII secolo; una statua della Madonna probabilmente del XVIII secolo. Nella chiesa è anche custodita una reliquia di S. Marina, patrona del paese, donata alla chiesa castelcolonnese il 6 luglio 2016 dal Reverendissimo Patriarcato di Venezia.
Questa è la chiesa parrocchiale dedicata a S. Mauro Abate, da poco restaurata.

Questo è l'accesso alle cosiddette "grotte malatestiane", situato sulla cortina muraria a destra della porta.

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Per ulteriori informazioni si può visitare il sito turistico del Comune di Trecastelli: http://www.trecastelliturismo.it/






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