Questa è una vecchia veduta di
Corinaldo. Secondo una leggenda il paese avrebbe avuto origine nel
409 d. C. dalla distruzione della città romana di Suasa, nella media
valle del fiume Cesano, ad opera dei Visigoti e dal conseguente
trasferimento verso le alture circostanti dei superstiti. Questi su
un colle a sud dell'antico centro romano avrebbero edificato il primo
nucleo di Corinaldo.
Corinaldo è un bel paese, di
quasi 5.000 abitanti, della provincia di Ancona, situato a una
ventina di chilometri da Senigallia. Esso sorge sopra un colle sulla
riva sinistra del fiume Nevola a un'altitudine di 203 metri s.l.m. In
questo articolo ho provato a sintetizzarne la movimentata storia
medievale e a illustrarne il circuito murario, che rappresenta
sicuramente il suo monumento più bello e importante. Buona lettura!
La storia medievale
Corinaldo sorse probabilmente nel
XII secolo come la maggior parte dei paesi vicini. Tra la fine del
XII e l'inizio del XIII secolo si costituì in libero comune, retto
prima da magistrature consolari e poi podestarili. Nel 1220 un certo
Ugo di Cortesonno, console del comune corinaldese, sottoscrisse un
accordo di pacificazione con Cagli.
Nel 1248 Corinaldo si sottomise
al più potente comune di Jesi, ottenendo in cambio protezione
politica e militare e vantaggi in campo commerciale. Il patto di
alleanza e sottomissione stipulato
con Jesi comportava da parte dei corinaldesi la presentazione
annuale, in occasione della festa di S. Floriano, di un pallio al
podestà jesino, in segno di sudditanza.
Durante tutto il XIII secolo
Corinaldo prese parte alle vicende politiche della regione,
oscillando fra il partito guelfo e quello ghibellino. Nel 1265 venne
invitata dal rettore della Marca al parlamento provinciale di
Fabriano per discolparsi dall'accusa di aver aderito alla fazione
filoimperiale.
Nel 1291 papa Nicolò IV concesse
ampi privilegi alla comunità corinaldese, quali il diritto di
eleggere il proprio podestà e gli altri pubblici ufficiali e di
amministrare la giustizia civile e criminale. Si trattava della
concessione del mero e misto imperio. La soluzione delle cause
d'appello era demandata al rettore della Marca, il rappresentante del
potere centrale nella regione, che aveva sede a Macerata.
Agli inizi del XIV secolo il
comune continuò a partecipare alle lotte tra i guelfi e i ghibellini
della regione. In questi anni aderì a una vasta alleanza di comuni
ghibellini, capeggiata dai conti di Montefeltro, la Liga terrarum
amicarum de Marchia, che si opponeva alla potente casata guelfa dei
Malatesta. Nel 1316 con la lega ghibellina prese parte all'assalto e
al saccheggio di Macerata. Dopo questo episodio, Corinaldo tornò ad
essere guelfa, ottenendo così dal Rettore della Marca, nel 1318, la
composizione delle condanne ricevute due anni prima. Nel 1324
ricevette una lettera con la quale il papa la lodava per la fedeltà
dimostrata verso la Chiesa e per il contributo fornito nella guerra
contro le città ribelli di Osimo, Fermo e Fabriano.
In seguito a Corinaldo ebbe
inizio il governo signorile, con la formazione della signoria, di
parte guelfa, di Uguzio Muczoli e Lello Ribaldi, che durò un
quindicennio circa, fino al 1341. Fu questo un periodo di pace per il
castello, che rimase estraneo alle lotte che travagliarono le regione
durante la discesa dell'imperatore Ludovico il Bavaro, conclusasi con
il suo totale fallimento.
Verso la metà del XIV secolo
raggiunse il potere a Corinaldo Nicolò di Buscareto, abile politico
e audace uomo d'arme. Proveniva da una antica famiglia ghibellina
della valle del Misa, che agli inizi del XIII secolo aveva posto il
centro del suoi interessi sul colle di Buscareto, dove aveva
edificato un castello, tra Montenovo (Ostra Vetere) e Montalboddo
(Ostra). Nicolò Buscareto si riappacificò con la Chiesa, si accostò
alla coalizione guelfa e riuscì ad acquisire una vasta signoria. I
capitoli della pace di Sarzana del 1353, che aveva posto fine alle
ostilità tra i Visconti di Milano e Firenze, rivelano che era
signore di Serra de' Conti, Montenovo, Rocca Contrada (Arcevia) e
Corinaldo. Inoltre i suoi domini comprendevano anche Belvedere,
sottratto evidentemente alla giurisdizione di Jesi, a cui era
sottoposto dal secolo precedente. La signoria che aveva su questi
luoghi aveva carattere pacifico, essendo stata ottenuta sicuramente
con ampio consenso interno. La presa del potere era avvenuta
attraverso l'assunzione della podesteria a tempo indeterminato, al
fine di sedare i contrasti interni e garantire la difesa del castello
dalle minacce esterne. Questa era poi stata trasformata in signoria
personale.
Nel 1355 la situazione cambiò
con l'arrivo nella regione del cardinale Egidio Albornoz, Legato
pontificio per l'Italia di papa Innocenzo VI, allora residente ad
Avignone, con il compito di restaurare il potere della Chiesa. Nicolò
Buscareto, per convenienza personale, si sottomise alla Chiesa e si
unì all'esercito ecclesiastico. Si mise in evidenza nel corso delle
operazioni militari contro i Malatesta, presso Recanati e nella
battaglia decisiva di Paterno di Ancona.
Questo è un ritratto del
cardinale Egidio Albornoz (1310-1367), conservato presso l'Accademia
Reale di Storia di Spagna a Madrid, eseguito da Matias Moreno
González (1840-1906).
Gli accordi stipulati da Nicolò
Buscareto con il cardinale Albornoz prevedevano in sostanza per il
signore marchigiano l'assoluzione generale dei delitti politici
commessi fino alla venuta del Legato e il mantenimento dei privilegi
e dei benefici acquisiti presso le varie comunità, ma non il
riconoscimento della signoria. In tutti i comuni facenti parte della
sua signoria vennero inviati podestà designati dalla curia
provinciale e Nicolò Buscareto poté conservare solo il feudo di
famiglia di Buscareto.
Nel 1360 Nicolò Buscareto
partecipò a uno sfortunato tentativo di ribellione contro la Chiesa.
Si alleò con Bernabò Visconti, signore di Milano e prestigioso
esponente del partito ghibellino, che, per facilitare la sua
riconquista di Bologna, favorì una sollevazione generale nelle
Marche, approfittando delle insofferenze per le pesanti tasse
imposte dal Legato (rese necessarie dalle spese militari) e
promettendo sostegno militare. La ribellione coinvolse Jesi, Fano,
Ascoli Piceno e altre località, tra le quali anche Corinaldo,
Montenovo e Buscareto, trascinate nella rivolta da Nicolò Buscareto.
Il cardinale Albornoz, che si
trovava ad Ancona, decise di impartire una lezione esemplare ai
ribelli. Inviò un esercito sotto il comando di Galeotto Malatesta,
comandante di tutte le milizie della Chiesa, e di suo nipote Blasco
di Belviso contro Corinaldo, che fu espugnata nella notte tra il 17 e
il 18 agosto e poi quasi del tutto distrutta. Dopo di che le milizie
ecclesiastiche si diressero prima verso il castello di Buscareto, che
ebbe analoga sorte, e poi verso Montenovo, che, dopo aver atteso
inutilmente i rinforzi, si arrese e subì distruzioni minori.
Nicolò Buscareto, con tutta la
sua famiglia, fu messo al bando e privato di tutti i suoi beni. Negli
anni successivi si dedicò al mestiere delle armi e si mise al
servizio del comune di Perugia in guerra contro la
Santa Sede. Infine, catturato dagli uomini della Chiesa, fu
rinchiuso nella rocca di S. Cataldo di Ancona, dove morì.
I corinaldesi sopravvissuti
all'assedio si rifugiarono in parte nel territorio comunale lontano
dal castello distrutto e in parte nei centri abitati vicini di
Senigallia, Tomba (Castel Colonna), Montalboddo, Castelleone e Ripe.
Agli anni 1366-1367 risalgono i
primi documenti che testimoniano una
timida ripresa di Corinaldo, realizzata anche grazie
all'arrivo di forestieri, provenienti dalle località collinari
limitrofe. Ma il luogo, privo delle sue difese, era insicuro e
soggetto alle incursioni dei banditi. Per questo, l'11 ottobre 1367,
papa Urbano V, in seguito alle richieste dei corinaldesi, lo concesse
in feudo a Nicolò Spinelli con l'autorizzazione a ricostruirlo.
Questi fece ricostruire le mura e fece innalzare una rocca. Nel 1373
venne anche costruito il palazzo comunale con le sue logge. Nel 1383
Nicolò Spinelli fu privato della signoria di Corinaldo, per aver
parteggiato per l'antipapa Clemente VII.
Il 26 gennaio 1399 papa Bonifacio
IX concesse in vicariato ai Malatesta le città di Cesena,
Senigallia, Cervia ed altri luoghi, tra i quali Corinaldo. La
signoria malatestiana sul castello marchigiano durò fino al 1430.
Durante questo periodo Corinaldo resistette tenacemente, nel 1416,
all'assedio di Braccio da Montone, abile e ambizioso capitano di
ventura. Le nuove mura si dimostrarono, dunque, adeguate alla difesa
del paese.
Questo è un ritratto del
condottiero perugino Andrea Fortebraccio, detto Braccio da Montone
(1368-1424), conservato a Perugia, di autore anonimo.
Nel 1431 Corinaldo subì un altro
assedio, da parte di Sante Garelli, in guerra contro papa Eugenio IV
nel vano tentativo di acquisire
una propria signoria. Sante Garelli assaltò il castello marchigiano,
che seppe opporgli una valida resistenza, e quando, nel 1432, il
pontefice con un breve dispose l'invio di un esercito in aiuto dei
corinaldesi fu costretto alla fuga.
Nel dicembre del 1433 giunse con
il suo esercito nelle Marche Francesco Sforza, al quale si
sottomisero molte città, esasperate dal mal governo del cardinale
Giovanni Vitelleschi, rettore pontificio. Tra queste vi era anche
Jesi, da dove, l'8 dicembre, Francesco Sforza inviò una lettera ai
priori di Corinaldo, invitandoli a passare dalle sua parte. I
corinaldesi, inizialmente incerti, mandarono propri rappresentanti al
rettore per chiedere aiuto. Ma una volta appreso che questi era
fuggito e che quasi tutta la regione era in mano agli sforzeschi,
decisero anche essi di aprire le porte al nuovo signore. Papa Eugenio
IV, facendo buon viso a cattivo gioco, nominò Francesco Sforza il 25
marzo suo vicario nella Marca e il 29 novembre gonfaloniere della
Chiesa.
Nel 1436 Francesco Sforza affidò
il governo di Corinaldo e della vicina Barbara ad un suo abile
capitano, Antonello Accattabriga da Castelfranco Bolognese.
Quest'ultimo fece eseguire la ristrutturazione e l'ampliamento della
rocca e l'aggiornamento delle mura. Oltre alle opere di
fortificazione, fece anche costruire un nuovo pozzo (l'odierno pozzo
della Polenta) e provvide alla manutenzione degli altri due (il pozzo
del Bargello e un altro fuori delle mura), fece ristrutturare il
palazzo pubblico, fece riparare la fornace e si occupò della
sistemazione del molino comunale. Antonello Accattabriga è, però,
ricordato anche come un tiranno, che, secondo lo storico seicentesco
corinaldese Vincenzo Maria Cimarelli, entrò in Corinaldo come
“mansueto agnello” per poi rivelarsi “ferocissimo lupo”. In
questo periodo il castello ospitò in due occasioni, nel 1443 e nel
1445, Bianca Maria Visconti, moglie di Francesco Sforza.
 |
Questo
è il pozzo della Polenta collocato a circa la metà de “La
Scalinata” (composta da 109 gradini). Esso fu fatto costruire da
Antonello Accattabriga. Agli inizi del Novecento fu demolito e chiuso
in occasione della ristrutturazione della scalinata. Nel 1980 fu
ricostruito nella forma che vediamo oggi.
Al termine di un lungo periodo di
conflitti, nel 1447, Francesco Sforza, sconfitto dalla lega
antisforzesca (costituita dal duca di Milano, dalla Chiesa e dal re
di Napoli), lasciò la regione. Dopo di lui Antonello Accattabriga
abbandonò il castello di Corinaldo nei primi mesi dell'anno
successivo.
A questo punto i corinaldesi
decisero di porsi sotto la protezione del governo pontificio. Il 27
aprile del 1448 a Tolentino furono sottoscritti i capitoli con cui
Corinaldo si sottometteva alla Santa Sede, in seguito confermati
definitivamente da papa Nicolò V, con un breve del 19 gennaio del
1452. Con essi a Corinaldo veniva riconosciuta la condizione di Terra
immediate subiecta (terra direttamente soggetta alla Santa Sede) e
venivano confermati i diritti e i privilegi concessi alla comunità
dai precedenti papi.
La rocca, fatta costruire da
Antonello Accattabriga, si riempì di soldati della Chiesa, per il
cui mantenimento la comunità doveva versare 150 fiorini l'anno. Le
soldataglie pontificie dovettero rendersi responsabili di gravi
soprusi nei confronti dei cittadini corinaldesi, se questi ultimi, in
un momento di esasperazione, assaltarono e distrussero il fortilizio,
nel 1464. La rocca, della quale restano soltanto due inventari del
1455, sorgeva probabilmente nell'area oggi compresa tra Piazza del
Terreno, palazzo Romualdi-Cesarini, la chiesa dell'Addolorata e la
chiesa del Suffragio (l'odierna Piazza del Cassero).
Questa è una veduta satellitare
di Corinaldo. Con una freccia rossa ho indicato Piazza del Cassero,
dove probabilmente sorgeva la rocca, fatta costruire da Antonello
Accattabriga e distrutta dai corinaldesi nel 1464.
La demolizione della rocca fu
punita con la condanna al pagamento di onerose sanzioni pecuniarie
alla Camera Apostolica, successivamente ridotte a 300 ducati da papa
Paolo II, con un breve del 2 maggio del 1468. Il danno più grande
per Corinaldo era, però, rappresentato dalla perdita della sua
maggiore difesa. Così i corinaldesi, consapevoli dei rischi che la
loro terra non sufficientemente protetta correva, esclusa una prima
ipotesi di ricostruzione della rocca, decisero, anche sollecitati da
una certa crescita demografica, di ampliare il circuito murario del
paese.
Agli inizi del Quattrocento
Corinaldo contava circa 1200 abitanti. Nel 1452 la popolazione era
salita a circa 1450 persone e dopo l'epidemia, avutasi intorno al
1456, era scesa a 1300. Alla fine del Quattrocento era, di nuovo,
cresciuta fino a circa 1700 abitanti.
Solo nel 1484 ebbe inizio il
progetto di ampliamento e rafforzamento della vecchia cerchia
muraria. Papa Sisto IV concesse ai corinaldesi l'esenzione per tre
anni dal pagamento di tasse, censi e affitti dovuti alla Camera
Apostolica per consentire loro la realizzazione dei lavori, con un
breve del 9 febbraio del 1484. L'opera si concluse nel 1490 con un
aumento di ben un terzo del circuito murario trecentesco. Secondo lo
storico Vincenzo Maria Cimarelli, al termine dei lavori, fu collocata
sopra Porta Nuova una lapide, oggi perduta, recante la scritta: “HOC
OPUS COMPLETUM FUIT ANNO 1490 MENSIS JULII”.
Corinaldo, accresciuta e ben
difesa, era così pronta ad affrontare le sfide del nuovo secolo alle
porte.
Questo è un ritratto di papa
Sisto IV (1414-1484), conservato presso la Galleria degli Uffizi di
Firenze, eseguito da Tiziano (1488/1490-1576). Nel 1474 Sisto IV
tentò di concedere in vicariato Corinaldo a suo nipote Giovanni
della Rovere, ma incontrò l'opposizione dei corinaldesi e il
progetto non andò a buon fine.
Il circuito murario
Il monumento più importante di
Corinaldo è costituito dal suo circuito murario. Esso ha un
perimetro di quasi un chilometro (912 metri), una altezza massima di
15 metri e una sola interruzione, un taglio, chiamato dai corinaldesi
“sventramento”, eseguito nel 1921 per esigenze di traffico, cioè
per prolungare all'esterno delle mura Via Cimarelli.
Si conservano le tre porte
antiche (Porta di Sopra, Porta di Sotto e Porta Nuova) e una serie di
elementi fortificati dalle differenti caratteristiche (torrioni
poligonali e rotondi, torri quadrangolari, guardiole, garitte).
Si tratta di un circuito murario
trecentesco, costruito a partire dal 1367, all'epoca della
ricostruzione del castello ad opera di Nicolò Spinelli, ampliato e
ristrutturato tra il 1484 e il 1490 secondo un disegno organico
complessivo.
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Questa
è una pianta di Corinaldo. Ho evidenziato con il colore rosso il
circuito murario trecentesco e con quello viola l'ampliamento
rinascimentale. Quest'ultimo è compreso tra l'ex-monastero di S.
Anna, Porta Nuova e il punto d'innesto della cinta di fine
Quattrocento su quella più antica individuabile tra il torrione
della Rotonda e quello del Calcinaro. |
Torrione dello Sperone
Lo Sperone, chiamato anche
torrione di S. Francesco per la vicinanza alla chiesa omonima, può
essere definito il simbolo delle fortificazioni corinaldesi. Infatti
esso grazie alla sua pianta pentagonale, alla sua altezza di circa 18
metri, alla sua scarpa ben pronunciata e alle sue linee taglienti ed
aggressive si discosta nettamente da tutti gli altri componenti del
circuito fortificato.
I beccatelli e la merlatura
ghibellina furono aggiunti nel 1951 (restauro interpretativo).
Questo
è il torrione dello Sperone nel 1927.
Porta di Sopra
Porta
di Sopra o di S. Giovanni è costituita da una torre a pianta
quadrangolare. Essa fa parte del circuito murario trecentesco e venne
modificata nel Quattrocento con l'aggiunta di una sorta di baluardo a
tre lati, che altro non è che un avanzamento delle mura necessario
ad inglobare all'interno dell'abitato un pozzo (pozzo del Bargello),
di fondamentale importanza durante gli assedi.
La
porta ha due accessi, entrambi in passato muniti di ponte levatoio:
quello grande era la porta carraia, il principale ingresso del paese
fino al 1850, anno di realizzazione da parte del governo pontificio
dei viali di circonvallazione delle mura (Viale del Fosso e Viale
Dietro le monache); quello piccolo è una pusterla rialzata (porta
pedonale), chiamata familiarmente dai corinaldesi “La Bianchetta”.
All'interno
della porta sono visibili: diverse bocche da fuoco, delle quali
quelle collocate più in alto erano raggiungibili per mezzo di un
ballatoio in legno, non più esistente; una statua settecentesca in
cartapesta della Madonna, oggetto di devozione popolare, posizionata
in una nicchia forse ricavata da una bocca da fuoco; una fenditura
nella quale scorreva una saracinesca in ferro nell'arco a sesto
acuto che permette l'accesso al paese.
Sopra
la porta sono visibili varie caditoie, o piombatoi, cioè aperture
nel piano di calpestio che servivano ad effettuare la difesa
piombante.
La
porta fu restaurata nel 1967.
 |
Questa è Porta di Sopra nel
1955, prima del restauro. La pusterla (a sinistra dell'accesso
principale) era chiusa. Sopra la porta vi era una sopraelevazione a
scopo abitativo. A destra è visibile il baluardo a tre lati,
costruito per inglobare all'interno del paese il pozzo del Bargello.
Torre dello Scorticatore
La torre detta dello Scorticatore
è collocata nell'ampio tratto di mura tra Porta di Sopra e Porta di
Sotto. Essa è ciò che resta di una più grande torre trecentesca in
parte franata alla metà dell'Ottocento.
È così chiamata poiché vi
risiedeva uno scorticatore di pelli di animali. Quando a partire dal
Seicento le fortificazioni corinaldesi persero la loro originaria
funzione difensiva, torri e porte cominciarono ad essere adibite a
scopo abitativo. Il Comune le assegnava a persone disagiate. Esse
furono abitate fino al secondo dopoguerra.
Sotto la torre vi era il campo
per il gioco del pallone con il bracciale, sport molto
in voga a Corinaldo dall'Ottocento fino agli anni precedenti alla
seconda guerra mondiale.
Questo era il campo del gioco del
pallone col bracciale, o sferisterio. Esso era delimitato su un lato
dalle mura, che in questo punto arrivano fino all'altezza di 15
metri. Sullo sfondo a sinistra è visibile la torre dello
Scorticatore, prima del restauro.
Porta di Sotto
Porta
di Sotto è chiamata anche del Mercato, poiché al suo esterno vi era
una piazza nella quale si teneva il mercato. Essa è costituita da
una una torre a pianta quadrangolare. Faceva parte del circuito
murario trecentesco e venne aggiornata nel Quattrocento,
probabilmente all'epoca dell'ampliamento rinascimentale (1484-1490),
con l'aggiunta di un torrione poligonale (il Fortino), che è l'opera
fortificata più efficace della cinta corinaldese. Sopra l'arco
d'ingresso in una nicchia è custodita una statua di Sant'Anna,
patrona di Corinaldo.
L'interno
della costruzione è a cielo aperto per consentire dalla piazzola del
torrione poligonale la difesa piombante contro gli assalitori che
fossero riusciti a penetrare nella porta. L'accesso al paese non
avviene direttamente, ma attraverso una brusca svolta ad angolo
retto.
Nel
1668 un certo Brunetto Brunetti ottenne dal Comune l'autorizzazione a
costruire sopra la porta un “cassino”, cioè una casa da gioco
per i nobili corinaldesi.
Il
torrione poligonale fu restaurato nel 1947.
 |
Questa è Porta di Sotto con
l'adiacente torrione nel 1934, prima del restauro. Nel torrione non
sono presenti i merli ghibellini, che sono una aggiunta impropria, e
sulla sinistra è visibile una cannoniera a campana di stile
sangallesco, oggi chiusa.
Guardiola di Mezzogiorno
La guardiola di Mezzogiorno è
una piccola torre del circuito murario trecentesco, con la base
inglobata nella scarpa aggiunta nel Quattrocento.
Torrione del Calcinaro
Il torrione del Calcinaro era in
origine a pianta pentagonale. Alla fine dell'Ottocento fu ricostruito
con l'attuale singolare forma a ferro di cavallo.
Torrione della Rotonda
Il torrione della Rotonda, che
prende il nome dalla sua forma, fa parte dell'ampliamento
rinascimentale realizzato tra il 1484 e il 1490. Esso è a pianta
circolare, ha la stessa altezza della cortina muraria ed è
rinforzato da una scarpa ben inclinata, probabilmente più alta prima
della costruzione della sottostante strada (Viale del Fosso).
Questo è il tratto di mura lungo
l'odierno Viale del Fosso. Sono visibili in primo piano il torrione
della Rotonda, caratteristico della seconda metà del Quattrocento, e
sullo sfondo quello del Calcinaro. Tra i due torrioni è
individuabile il punto d'innesto tra la cinta dell'ampliamento
rinascimentale e il circuito murario trecentesco.
Landroni
I Landroni sono delle brevi
gallerie poggianti sulle mura realizzate nel corso del Seicento.
Porta Nuova
Porta Nuova o del Teatro è
costituita da una torre a pianta quadrangolare affiancata da un
torrione circolare, simile a quello della Rotonda. Essa fu aperta nel
1490 a conclusione dei lavori di ampliamento del circuito murario.
È il principale ingresso del
paese dal 1850, anno di realizzazione ad opera del governo pontificio
dei viali di circonvallazione delle mura (Viale del Fosso e Viale
Dietro le monache).
Essa è purtroppo la porta che ha
subito maggiori alterazioni: nel 1850 insieme all'adiacente torrione
fu parzialmente interrata e l'arco di accesso fu allargato; nel 1908
il fornice fu ulteriormente allargato per consentire il passaggio
alle prime autocorriere.
A destra dell'immagine è
visibile il torrione circolare di Porta Nuova con la scarpa quasi del
tutto interrata.
Purtroppo lo scorso 18 febbraio è
crollata una porzione della cinta muraria, tra il torrione della
Rotonda e quello del Calcinaro, in Viale del Fosso. Speriamo che
questo tratto di mura venga presto restaurato.
Questa è la porzione della cinta muraria crollata il 18 febbraio 2021.
*****
Per
saperne di più:
-
La fortificazione di Corinaldo,
a cura di Fabio Mariano, 1991
-
Corinaldo nella prima metà del
Trecento, Eros Gregorini
-
Corinaldo, collana “Le mura
delle Marche”, E. Montesi, G. Volpe
-
La “Marca” e le famiglie
nobili e notabili di Corinaldo, Francesca Pongetti, 2005
-
Giro delle mura. Con una nota
storica, Fabio Ciceroni
-
Signori e comuni nel Medioevo
marchigiano. I Conti di Buscareto, Virginio Villani, 1992
-
http://www.ecomarchenews.com/la-storia-di-nicolo-di-bisaccione-conte-di-buscareto-signore-politico-e-capitano-d-arme/
-
https://www.corinaldoturismo.it/scopri/la-citta-e-le-sue-mura/mura-e-torri/