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Questa è una
foto della chiesa e del convento delle Grazie di Senigallia scattata
nel 1924.
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La chiesa e
il convento di Santa Maria delle Grazie,
a pochi
chilometri dal centro storico di Senigallia,
sono costruiti su commissione del duca Giovanni
Della Rovere,
a partire dal 1491. Il progetto iniziale è dell'architetto
fiorentino Baccio
Pontelli.
Giovanni
Della Rovere
è signore di Senigallia e di Mondavio dal 1474 al 1501. È anche
duca di Sora e prefetto di Roma.
È uno dei
nipoti preferiti di papa Sisto
IV
e fratello del potente cardinale Giuliano, futuro papa Giulio
II.
È anche genero di Federico
da Montefeltro,
il più celebre condottiero dell'epoca, per averne sposato la figlia
Giovanna.
Giovanni è uno
dei più stimati capitani
di ventura
del suo tempo. Riceve condotte militari, a seconda delle mutevoli
vicende e alleanze politiche, dallo Stato pontificio, da Firenze, da
Venezia e anche da Carlo VIII, re di Francia.
I motivi che
inducono Giovanni a far costruire la chiesa e il convento delle
Grazie sono dubbi. Secondo una
tradizione posteriore,
li avrebbe fatti costruire per ringraziare la Madonna e S. Francesco
della nascita di un erede maschio, Francesco
Maria I,
avvenuta a Senigallia il 25 marzo del 1490 (giorno
dell'Annunciazione), assicurando così la discendenza alla sua
casata. Nei
documenti coevi,
però, non si trova alcun riferimento al voto che Giovanni avrebbe
fatto. Le uniche relazioni indirette, seppure significative, tra i
due avvenimenti sono: il nome dato all'erede, Francesco Maria, e
l'inizio dei lavori avvenuto nel 1491, un anno dopo la sua nascita.
Di certo il duca
vuole che la chiesa diventi la tomba
di famiglia,
nella quale, tra il 1488 e il 1502, vengono sepolti, oltre allo
stesso Giovanni, il cognato Antonello Sanseverino principe di
Salerno, la figlia Girolama e la madre Teodora Manerola.
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| La chiesa e il convento delle Grazie come sono oggi |
La
costruzione
della chiesa e convento delle Grazie
Frate Grazia
di Francia,
padre guardiano del convento e biografo dei Della Rovere, racconta
della fondazione e della costruzione della chiesa e convento delle
Grazie in due suoi scritti del 1522: nella biografia
del duca Giovanni Della Rovere e
in un'altra sua opera minore, senza titolo, chiamata per convenzione
“Cronachetta”.
Frate Grazia non
fa alcun cenno al voto, quale motivo della costruzione del monumento.
Egli scrive soltanto che nel
1490
il duca, molto devoto al culto di S. Francesco, si reca personalmente
al capitolo generale dei frati minori, in Urbino nella chiesa di S.
Bernardino, per chiedere ai francescani di stabilirsi a Senigallia.
Sempre secondo
Frate Grazia, prima dell'elaborazione del progetto, Giovanni invia in
giro per per l'Italia alcuni suoi collaboratori per cercare esempi
di belle chiese
da prendere come modello. Ne sceglie due: la chiesa
di S. Bernardino alla Capriola presso Siena
e l'ex
chiesa di S. Francesco a Vercelli.
Forse perché
vuole far costruire una chiesa simile a quella di S. Bernardino,
Giovanni scrive una lettera alle autorità di Siena per avere la
disponibilità per un mese o un mese e mezzo di Francesco
di Giorgio Martini,
uno dei maggiori architetti dell'epoca, che in quel momento vi è
impegnato. Ma riceve una risposta negativa.
Frate Grazia
scrive che alla fine Giovanni affida il lavoro all'architetto
fiorentino Baccio
Pontelli.
Si tratta di una scelta di pari prestigio. Pontelli è stato un
architetto di papa Sisto IV a Roma, dove Giorgio Vasari gli
attribuisce molti edifici, e della corte di Federico da Montefeltro.
Lo
stesso Giovanni Della Rovere dieci anni prima gli aveva affidato il
completamento della Rocca
di Senigallia,
iniziata da Luciano Laurana, e in seguito gli commissionerà il
progetto della chiesa
di S. Maria Novella a Orciano di Pesaro.
Inoltre
Pontelli è stato commissario delle rocche della Marca su incarico di
papa Innocenzo VIII.
Baccio
Pontelli
si occupa anche delle opere di rifinitura e dell'arredamento,
tornando alla sua originaria professione di “legnaiolo”, cioè di
ebanista.
Nell'agosto del
1491
iniziano i lavori e procedono molto rapidamente, tanto che già nel
1492
la struttura viene consegnata ai francescani, essendo state ultimate
le parti strettamente necessarie alla vita del convento: la cucina,
la canova, il refettorio, le dispense, parte delle celle, le stalle,
ecc. Questi locali, eccetto alcune celle, si trovavano tutti al piano
terra e intorno al chiostro
maggiore.
Questa è una
prima
modifica alla
chiesa progettata da Baccio Pontelli. Durante le prime fasi dei
lavori, terminata la costruzione della sacrestia, probabilmente a
causa della cedevolezza del terreno, la chiesa viene ruotata di 90°,
mantenendola delle stesse dimensioni.
Poi i lavori
procedono più lentamente,
probabilmente a causa dei turbolenti eventi politici di quegli anni
che coinvolgono direttamente Giovanni e lo costringono a lunghi
periodi di assenza dalla sua signoria. Viene
eletto papa Alessandro
VI Borgia
(1492), acerrimo nemico dei Della Rovere, che scomunica il
signore di Senigallia
due volte. Giovanni deve difendere la rocca di Ostia, che
apparteneva al
fratello Giuliano, dall'assedio delle truppe del papa ed è impegnato
nelle campagne militari nel Regno di Napoli al servizio del re di
Francia Carlo
VIII (1494-1497).
Nel 1495
Giovanni redige il suo testamento, mettendo al primo posto la
prosecuzione della fabbrica delle Grazie, secondo il progetto
stabilito.
Nel 1497
Giovanni
torna a Senigallia in un precario stato di salute che lo costringe a
risiedere quasi stabilmente nella sua signoria e a fare un vita molto
meno movimentata. Per questo decide di modificare il progetto
iniziale del convento, aggiungendo un
piccolo appartamento,
a ridosso della chiesa, destinato al riposo e al ritiro spirituale.
Giovanni vi fa aprire una finestra, affacciata sull'altare della
chiesa, in modo da poter assistere alle funzioni religiose
direttamente dalla sua residenza. Sceglie un luogo ideale, immerso
nel verde di una selva di pini e querce a poca distanza dalla città.
Forse in questa
occasione il duca pensa anche di ampliare
la chiesa
progettata da Baccio Pontelli, con funzione di monumento
funerario
per sé e per la propria famiglia.
Nel 1501
Giovanni muore a 44 anni a Senigallia e viene sepolto nella
sacrestia.
Nel 1508
il figlio Francesco
Maria I
eredita dallo zio materno Guidubaldo da Montefeltro il Ducato
di Urbino.
La signoria di Senigallia viene quindi annessa ad uno stato più
grande.
Il 10
dicembre del 1511 Giovanna da Montefeltro,
la vedova di Giovanni, e Francesco
Maria I
indirizzano una supplica al papa Giulio II per poter semplificare il
progetto, a causa di difficoltà economiche. La supplica viene
accolta e dal documento si desume che rimane ancora da terminare la
chiesa.
Dopo il 1523
riprendono
i lavori. Secondo Giorgio Vasari, Francesco
Maria I
commissiona l'ampliamento della chiesa all'architetto urbinate
Girolamo
Genga.
La chiesa progettata da Baccio Pontelli, di ridotte dimensioni, viene
trasformata nel coro dell'odierno impianto ecclesiastico, l'ingresso
viene spostato sul lato opposto rispetto a quello precedente, la
facciata principale viene dotata di una grande apertura circolare
oggi murata.
Nel 1538
alla morte del duca i lavori si interrompono di nuovo. Il successore
Guidubaldo
II,
che pure realizza significativi interventi architettonici e
urbanistici a Senigallia (una nuova cinta muraria a pianta
pentagonale e un bel palazzo ducale), non apporta alcuna modifica
alla fabbrica delle Grazie.
Nel 1626
Francesco Maria II Della Rovere
commissiona una
serie di lavori
di miglioramento e ampliamento all'intero complesso monumentale:
viene ampliato l'appartamento ducale aggiungendo una loggia a tre
aperture visibile sotto il campanile; viene alzato il campanile;
viene innalzata anche la chiesa e le pareti interne vengono
foderate e arricchite con nicchie e lesene, assumendo l'aspetto
odierno.
Il 18 maggio
del 1627
la chiesa deve essere già ultimata, poiché Francesco
Maria II vi
fa traslare dalla sacrestia le
spoglie di Giovanni Della Rovere.
Nel 1631
la casata roveresca si estingue. Francesco
Maria II,
ultimo duca di Urbino, muore senza eredi maschi. L'intero ducato
viene annesso allo Stato pontificio.
Nel 1684
infine Vittoria
della Rovere,
ultima rappresentante della casata roveresca, fa costruire il bel
portale della chiesa, in marmo di Verona bianco e rossiccio,
sormontato dal suo stemma.
Il chiostro
Maggiore
Per quanto
riguarda il convento, la variante più significativa rispetto al
progetto iniziale è costituita dai due
chiostri interni.
In origine dovevano essere uguali, oggi invece ve ne sono uno
maggiore,
a pianta quadrata, e uno
minore,
a pianta rettangolare, chiuso su un lato da una parete della chiesa.
Il chiostro
maggiore presenta
un armonioso porticato con archi a tutto sesto, sostenuti da colonne
in pietra con capitelli compositi. Sopra il
porticato si
aprono le finestre delle celle dei frati. Al centro del
chiostro è
collocato un bel pozzo
quattrocentesco esagonale, decorato con gli stemmi dei Della Rovere:
del
papa
Sisto IV,
del cardinale Giuliano
Della Rovere
e di Giovanni
(stemma inquartato Della Rovere-Aragona).
I capitelli
Il capitello
di
una delle semicolonne angolari è
ornato con lo stemma di Carlo
VIII re
di Francia (uno
scudo con tre gigli),
che nel
1494
nomina Giovanni tra i capitani dell'esercito francese. Tale
decorazione consente di datare le parti scultoree del chiostro (prima
del
1494 Giovanni
non avrebbe
potuto fregiarsene).
Nell'angolo
opposto del chiostro appare uno stemma
di Giovanni
(stemma inquartato Della Rovere-Montefeltro).
Altri
capitelli
sono decorati con rametti
di rovere e ghiande,
caratteristici simboli rovereschi.
I portali
Sui portali
si
leggono le
scritte IO
DUX-IO PRE,
che
si riferiscono ai titoli più importanti di Giovanni Della Rovere:
quello di Duca
di Sora
conferitogli nel 1475 dal Re di Napoli Ferdinando d'Aragona e quello
di Prefetto
di Roma
conferitogli a poca distanza di tempo dal papa Sisto IV.
I peducci
I peducci
d'imposta
delle volte, di pregevole fattura, sono ornati con gli stemmi
dei Della Rovere
(di
Giovanni,
del
cardinale Giuliano e del
papa Sisto
IV), lo
scudo con i gigli di Francia,
emblemi
ducali (la
sfinge e l'aquila feltresca) e motivi
religiosi
(l'agnello, l'ostia di S. Bernardino, S. Francesco che riceve le
stimmate), in una commistione tra sacro e profano, caratteristica di
questo periodo.
Gli
affreschi
Le pareti
interne del chiostro
maggiore
sono abbellite con affreschi, che illustrano episodi della vita di S.
Francesco, disposti in ordine cronologico, dipinti
nel
1598
da Pietro
Francesco Renolfi da Novara.
Ogni lunetta è
incorniciata da un vivace festone semicircolare di fiori, foglie e
frutta, sormontato dalla testa di un angioletto tra due volute.
Inoltre sotto di
esse sono leggibili lacunose didascalie che commentano la scena
rappresentata.
Alla base di
molti affreschi sono raffigurati gli stemmi delle famiglie nobili
senigalliesi che li hanno commissionati: Zannibelli, Baldassini,
Zampiroli, Quartari, ecc.
Pietro Francesco
Renolfi affresca anche il chiostro minore con i miracoli in vita e in
morte di S. Francesco, eccetto due lunette, una dedicata a S. Barbara
e l'altra a S. Rufino.
Gli episodi
dipinti nel chiostro minore non seguono un preciso sviluppo
cronologico e vi è un unico tema in comune tra i due cicli:
l'incontro tra S. Francesco e S. Domenico.
Pietro
Francesco Renolfi
è un pittore poco conosciuto, vissuto tra il Cinquecento e il
Seicento, attivo in Piemonte e nelle Marche, prediligendo soggetti a
carattere religioso.
Nelle Marche,
oltre che a Senigallia, lavora a Mogliano,
dove realizza il ciclo
pittorico a soggetto cristologico del tempietto del SS Crocifisso
d'Ete
(1594) e l'effige
del beato Pietro nella chiesa di S. Colomba
(1603). Inoltre è autore di altri cicli pittorici francescani nel
convento
dei minori osservanti di Corridonia
(1597) e sempre a
Mogliano
nell'ex convento di S. Colomba
(1603).
Negli affreschi
delle Grazie gli
studiosi hanno individuato la presenza anche di una seconda mano, più
ordinaria. Potrebbe essere quella del frate laico Ortensio, al quale,
nel 1701, i frati hanno commissionato alcuni lavori nel convento: la
decorazione di una cappellina al primo piano nell'ex appartamento
ducale e di tre lunettoni presso la scala principale (S. Giacomo
della Marca, S. Bernardino da Siena e S. Pietro d'Alcantara).
Inoltre di
particolare interesse, nel chiostro maggiore, sono sullo sfondo di due lunette le vedute
di Ancona e Venezia.
Nel chiostro
maggiore
in origine vi erano 28 affreschi. Oggi se ne conservano pressoché
integralmente nove, parzialmente undici e otto sono andati
completamente perduti.
Per quanto
riguarda il chiostro
minore,
di 20 affreschi, se ne conservano integralmente o quasi quindici,
parzialmente tre e due sono andati completamente perduti.
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Gli episodi
della vita di S. Francesco sono disposti in ordine cronologico. Il
ciclo pittorico inizia con la nascita del
santo (a
destra)
e si conclude con i tre regni dell'oltretomba (a sinistra).
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![]() |
Sullo sfondo a
sinistra è raffigurata una veduta di Venezia.
|
Altre notizie
sulla
chiesa delle Grazie
La chiesa
delle Grazie
è attualmente chiusa al pubblico, a causa dei danni riportati nel
terremoto dell'agosto del 2016: il deterioramento della copertura e
lesioni alla fodera muraria interna realizzata nel 1626.
Secondo Frate
Grazia di Francia,
prima del 1491, al posto dell'attuale complesso monumentale, vi
sorgeva una chiesetta o una piccola cappella chiamata “S.
Maria del Pignotto”,
poiché era circondata da un bosco di pini.
Quasi certamente
la sua vera dedicazione era già S.
Maria delle Grazie,
nome che compare nel catasto rustico, fatto compilare nel 1490 da
Giovanni
Della Rovere,
tra le chiese dotate di beni rustici.
Nel 1627,
per decisione di Francesco
Maria II,
la salma
di Giovanni
Della Rovere
viene
traslata
dalla sacrestia, dove il
duca era
stato inizialmente sepolto, in una tomba nella chiesa, indicata da
una lapide nera realizzata
con la preziosa “pietra
di paragone”
(basanite).
L'iscrizione,
incisa su tale lapide, è posteriore alla morte del duca: vi è
scritto “fratello di papa Giulio II”. Com'è noto Giuliano
Della Rovere
viene eletto pontefice nel 1503, due anni dopo la morte di Giovanni.
Nella
sacrestia si conserva un
pregevole
lavamani
quattrocentesco
in pietra di Cagli, con lo stemma di Giovanni Della Rovere e la
scritta IO PRE.
Il campanile ha
quattro campane: la prima viene fusa nel 1491, la seconda nel 1574,
la terza nel 1616 e la quarta nel 1705.
L'opera
pittorica di maggior rilievo della chiesa è la Madonna
in trono con bambino e santi,
di Pietro
Vannucci detto il Perugino,
attualmente esposta alla pinacoteca diocesana di Senigallia.
Fino al 1917
nella chiesa era conservata anche la Madonna
di Senigallia,
celebre opera di Piero
della Francesca,
che oggi si può ammirare alla Galleria nazionale delle Marche di
Urbino.
![]() |
La Madonna
in trono con bambino e santi di Pietro Vannucci detto il Perugino,
attualmente esposta alla pinacoteca diocesana di Senigallia a
causa della chiusura della chiesa delle Grazie.
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*****
Nel
convento delle Grazie non è consentito fare fotografie. Tutte le
immagini che ho utilizzato sono prese dal web
(http://www.iluoghidelsilenzio.it/convento-santa-maria-delle-grazie-senigallia-an/
).
Per saperne
di più:
-
Francesco Benelli, Il convento e la chiesa delle Grazie in “Museo della Mezzadria. Appunti per il visitatore”
-
Francesco Benelli, La chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie a Senigallia in “La luce e il mistero. La Madonna di Senigallia nella sua città”
-
Claudia Caldari, Gli apparati decorativi e le opere d'arte mobili di Santa Maria delle Grazie: considerazioni e restauri in “La quercia dai frutti d'oro. Giovanni Della Rovere (1457 -1501) e le origini del potere roveresco”
-
A cura di Antonio Conti, La prima evoluzione dell'arma dei Della Rovere: la generazione di Giovanni signore di Senigallia
-
Marinella Bonvini Mazzanti, Giovanni Della Rovere. Un “principe nuovo” nelle vicende italiane degli ultimi decenni del XV secolo
-
Marinella Bonvini Mazzanti, Senigallia














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