martedì 28 maggio 2019

La chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie a Senigallia

Questa è una foto della chiesa e del convento delle Grazie di Senigallia scattata nel 1924.
La chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie, a pochi chilometri dal centro storico di Senigallia, sono costruiti su commissione del duca Giovanni Della Rovere, a partire dal 1491. Il progetto iniziale è dell'architetto fiorentino Baccio Pontelli.

Giovanni Della Rovere è signore di Senigallia e di Mondavio dal 1474 al 1501. È anche duca di Sora e prefetto di Roma.
È uno dei nipoti preferiti di papa Sisto IV e fratello del potente cardinale Giuliano, futuro papa Giulio II. È anche genero di Federico da Montefeltro, il più celebre condottiero dell'epoca, per averne sposato la figlia Giovanna.
Giovanni è uno dei più stimati capitani di ventura del suo tempo. Riceve condotte militari, a seconda delle mutevoli vicende e alleanze politiche, dallo Stato pontificio, da Firenze, da Venezia e anche da Carlo VIII, re di Francia.

I motivi che inducono Giovanni a far costruire la chiesa e il convento delle Grazie sono dubbi. Secondo una tradizione posteriore, li avrebbe fatti costruire per ringraziare la Madonna e S. Francesco della nascita di un erede maschio, Francesco Maria I, avvenuta a Senigallia il 25 marzo del 1490 (giorno dell'Annunciazione), assicurando così la discendenza alla sua casata. Nei documenti coevi, però, non si trova alcun riferimento al voto che Giovanni avrebbe fatto. Le uniche relazioni indirette, seppure significative, tra i due avvenimenti sono: il nome dato all'erede, Francesco Maria, e l'inizio dei lavori avvenuto nel 1491, un anno dopo la sua nascita.

Di certo il duca vuole che la chiesa diventi la tomba di famiglia, nella quale, tra il 1488 e il 1502, vengono sepolti, oltre allo stesso Giovanni, il cognato Antonello Sanseverino principe di Salerno, la figlia Girolama e la madre Teodora Manerola.
La chiesa e il convento delle Grazie come sono oggi
La costruzione della chiesa e convento delle Grazie

Frate Grazia di Francia, padre guardiano del convento e biografo dei Della Rovere, racconta della fondazione e della costruzione della chiesa e convento delle Grazie in due suoi scritti del 1522: nella biografia del duca Giovanni Della Rovere e in un'altra sua opera minore, senza titolo, chiamata per convenzione “Cronachetta”.

Frate Grazia non fa alcun cenno al voto, quale motivo della costruzione del monumento. Egli scrive soltanto che nel 1490 il duca, molto devoto al culto di S. Francesco, si reca personalmente al capitolo generale dei frati minori, in Urbino nella chiesa di S. Bernardino, per chiedere ai francescani di stabilirsi a Senigallia.

Sempre secondo Frate Grazia, prima dell'elaborazione del progetto, Giovanni invia in giro per per l'Italia alcuni suoi collaboratori per cercare esempi di belle chiese da prendere come modello. Ne sceglie due: la chiesa di S. Bernardino alla Capriola presso Siena e l'ex chiesa di S. Francesco a Vercelli.

Forse perché vuole far costruire una chiesa simile a quella di S. Bernardino, Giovanni scrive una lettera alle autorità di Siena per avere la disponibilità per un mese o un mese e mezzo di Francesco di Giorgio Martini, uno dei maggiori architetti dell'epoca, che in quel momento vi è impegnato. Ma riceve una risposta negativa.

Frate Grazia scrive che alla fine Giovanni affida il lavoro all'architetto fiorentino Baccio Pontelli. Si tratta di una scelta di pari prestigio. Pontelli è stato un architetto di papa Sisto IV a Roma, dove Giorgio Vasari gli attribuisce molti edifici, e della corte di Federico da Montefeltro. Lo stesso Giovanni Della Rovere dieci anni prima gli aveva affidato il completamento della Rocca di Senigallia, iniziata da Luciano Laurana, e in seguito gli commissionerà il progetto della chiesa di S. Maria Novella a Orciano di Pesaro. Inoltre Pontelli è stato commissario delle rocche della Marca su incarico di papa Innocenzo VIII.

Baccio Pontelli si occupa anche delle opere di rifinitura e dell'arredamento, tornando alla sua originaria professione di “legnaiolo”, cioè di ebanista.

Nell'agosto del 1491 iniziano i lavori e procedono molto rapidamente, tanto che già nel 1492 la struttura viene consegnata ai francescani, essendo state ultimate le parti strettamente necessarie alla vita del convento: la cucina, la canova, il refettorio, le dispense, parte delle celle, le stalle, ecc. Questi locali, eccetto alcune celle, si trovavano tutti al piano terra e intorno al chiostro maggiore.
Questa è una ricostruzione del progetto iniziale di Baccio Pontelli. Sono previsti due chiostri quadrati uguali, attorno ai quali sono distribuiti i vari locali del convento e la chiesa. L'ingresso del convento è collocato sul lato opposto rispetto a quello attuale e più vicino alla scala maggiore. La chiesa, delle stesse dimensioni dell'attuale coro, ha una diversa disposizione.
Questa è una prima modifica alla chiesa progettata da Baccio Pontelli. Durante le prime fasi dei lavori, terminata la costruzione della sacrestia, probabilmente a causa della cedevolezza del terreno, la chiesa viene ruotata di 90°, mantenendola delle stesse dimensioni.

Poi i lavori procedono più lentamente, probabilmente a causa dei turbolenti eventi politici di quegli anni che coinvolgono direttamente Giovanni e lo costringono a lunghi periodi di assenza dalla sua signoria. Viene eletto papa Alessandro VI Borgia (1492), acerrimo nemico dei Della Rovere, che scomunica il signore di Senigallia due volte. Giovanni deve difendere la rocca di Ostia, che apparteneva al fratello Giuliano, dall'assedio delle truppe del papa ed è impegnato nelle campagne militari nel Regno di Napoli al servizio del re di Francia Carlo VIII (1494-1497).

Nel 1495 Giovanni redige il suo testamento, mettendo al primo posto la prosecuzione della fabbrica delle Grazie, secondo il progetto stabilito.

Nel 1497 Giovanni torna a Senigallia in un precario stato di salute che lo costringe a risiedere quasi stabilmente nella sua signoria e a fare un vita molto meno movimentata. Per questo decide di modificare il progetto iniziale del convento, aggiungendo un piccolo appartamento, a ridosso della chiesa, destinato al riposo e al ritiro spirituale. Giovanni vi fa aprire una finestra, affacciata sull'altare della chiesa, in modo da poter assistere alle funzioni religiose direttamente dalla sua residenza. Sceglie un luogo ideale, immerso nel verde di una selva di pini e querce a poca distanza dalla città.

Forse in questa occasione il duca pensa anche di ampliare la chiesa progettata da Baccio Pontelli, con funzione di monumento funerario per sé e per la propria famiglia.

Nel 1501 Giovanni muore a 44 anni a Senigallia e viene sepolto nella sacrestia.

Questo è un disegno del convento delle Grazie visto da sud-ovest, contenuto nel manoscritto “Historiarum Libri Duo” del 1596 del vescovo Pietro Ridolfi da Tossignano, conservato nella Biblioteca comunale di Senigallia. Ci fornisce informazioni sulla consistenza esterna della fabbrica all'inizio del Cinquecento, poiché l'autore Gherado Cibo copia una veduta più antica da lui collezionata. Si notano nell'esatta successione la chiesa, corrispondente all'attuale coro, il campanile e il corpo del convento.
Nel 1508 il figlio Francesco Maria I eredita dallo zio materno Guidubaldo da Montefeltro il Ducato di Urbino. La signoria di Senigallia viene quindi annessa ad uno stato più grande.

Il 10 dicembre del 1511 Giovanna da Montefeltro, la vedova di Giovanni, e Francesco Maria I indirizzano una supplica al papa Giulio II per poter semplificare il progetto, a causa di difficoltà economiche. La supplica viene accolta e dal documento si desume che rimane ancora da terminare la chiesa.

Dopo il 1523 riprendono i lavori. Secondo Giorgio Vasari, Francesco Maria I commissiona l'ampliamento della chiesa all'architetto urbinate Girolamo Genga. La chiesa progettata da Baccio Pontelli, di ridotte dimensioni, viene trasformata nel coro dell'odierno impianto ecclesiastico, l'ingresso viene spostato sul lato opposto rispetto a quello precedente, la facciata principale viene dotata di una grande apertura circolare oggi murata.

Nel 1538 alla morte del duca i lavori si interrompono di nuovo. Il successore Guidubaldo II, che pure realizza significativi interventi architettonici e urbanistici a Senigallia (una nuova cinta muraria a pianta pentagonale e un bel palazzo ducale), non apporta alcuna modifica alla fabbrica delle Grazie.
Questo è l'ampliamento della chiesa progettato da Girolamo Genga. La chiesa progettata da Baccio Pontelli, di ridotte dimensioni, viene trasformata nel coro dell'odierno impianto ecclesiastico e l'ingresso viene spostato sul lato opposto rispetto a quello precedente.
Nel 1626 Francesco Maria II Della Rovere commissiona una serie di lavori di miglioramento e ampliamento all'intero complesso monumentale: viene ampliato l'appartamento ducale aggiungendo una loggia a tre aperture visibile sotto il campanile; viene alzato il campanile; viene innalzata anche la chiesa e le pareti interne vengono foderate e arricchite con nicchie e lesene, assumendo l'aspetto odierno.

Il 18 maggio del 1627 la chiesa deve essere già ultimata, poiché Francesco Maria II vi fa traslare dalla sacrestia le spoglie di Giovanni Della Rovere.

Nel 1631 la casata roveresca si estingue. Francesco Maria II, ultimo duca di Urbino, muore senza eredi maschi. L'intero ducato viene annesso allo Stato pontificio.

Nel 1684 infine Vittoria della Rovere, ultima rappresentante della casata roveresca, fa costruire il bel portale della chiesa, in marmo di Verona bianco e rossiccio, sormontato dal suo stemma.
Sopra il bel portale della chiesa, in marmo di Verona bianco e rossiccio, è posto lo stemma dell'ultima rappresentante della casata roveresca Vittoria Della Rovere. In esso compaiono a destra l'emblema araldico dei Della Rovere (una pianta di Rovere) e a sinistra quello dei Medici di Firenze (sei palle). Inoltre esso è sormontato dalla corona granducale. Vittoria, infatti, nel 1634 sposa Ferdinando II de' Medici, granduca di Toscana.
Il chiostro Maggiore

Per quanto riguarda il convento, la variante più significativa rispetto al progetto iniziale è costituita dai due chiostri interni. In origine dovevano essere uguali, oggi invece ve ne sono uno maggiore, a pianta quadrata, e uno minore, a pianta rettangolare, chiuso su un lato da una parete della chiesa.

Il chiostro maggiore presenta un armonioso porticato con archi a tutto sesto, sostenuti da colonne in pietra con capitelli compositi. Sopra il porticato si aprono le finestre delle celle dei frati. Al centro del chiostro è collocato un bel pozzo quattrocentesco esagonale, decorato con gli stemmi dei Della Rovere: del papa Sisto IV, del cardinale Giuliano Della Rovere e di Giovanni (stemma inquartato Della Rovere-Aragona).
Il chiostro maggiore con al centro il pozzo quattrocentesco. A destra è visibile lo stemma del papa Sisto IV, al secolo Francesco Della Rovere, zio di Giovanni, al quale nel 1474 concede in Vicariato Senigallia e Mondavio. A sinistra è visibile lo stemma del cardinale Giuliano Della Rovere, fratello di Giovanni e futuro papa Giulio II.
I capitelli

Il capitello di una delle semicolonne angolari è ornato con lo stemma di Carlo VIII re di Francia (uno scudo con tre gigli), che nel 1494 nomina Giovanni tra i capitani dell'esercito francese. Tale decorazione consente di datare le parti scultoree del chiostro (prima del 1494 Giovanni non avrebbe potuto fregiarsene).

Nell'angolo opposto del chiostro appare uno stemma di Giovanni (stemma inquartato Della Rovere-Montefeltro).

Altri capitelli sono decorati con rametti di rovere e ghiande, caratteristici simboli rovereschi.

I portali

Sui portali si leggono le scritte IO DUX-IO PRE, che si riferiscono ai titoli più importanti di Giovanni Della Rovere: quello di Duca di Sora conferitogli nel 1475 dal Re di Napoli Ferdinando d'Aragona e quello di Prefetto di Roma conferitogli a poca distanza di tempo dal papa Sisto IV.
Portale decorato con lo stemma di Giovanni Della Rovere e la scritta IO DUX, che significa Giovanni (Johannes) Duca (Dux) di Sora. Nel convento si trova anche un altro portale con la scritta IO PRE, che significa Giovanni (Johannes) Prefetto di Roma.
I peducci

I peducci d'imposta delle volte, di pregevole fattura, sono ornati con gli stemmi dei Della Rovere (di Giovanni, del cardinale Giuliano e del papa Sisto IV), lo scudo con i gigli di Francia, emblemi ducali (la sfinge e l'aquila feltresca) e motivi religiosi (l'agnello, l'ostia di S. Bernardino, S. Francesco che riceve le stimmate), in una commistione tra sacro e profano, caratteristica di questo periodo.
Nel peduccio in alto a sinistra è rappresentato S. Francesco che riceve le stimmate con ai due lati dell'immagine del santo due querce cariche di ghiande, simbolo della casata roveresca. Il peduccio in alto a destra è decorato con lo stemma di Carlo VIII re di Francia, uno scudo con tre gigli. Il peduccio in basso a sinistra è decorato con lo stemma del cardinale Giuliano Della Rovere, fratello di Giovanni e futuro papa Giulio II. Il peduccio in basso a destra è decorato con l'emblema di Giovanni Della Rovere, una sfinge senza ali con una corona di sette serpenti. 
Gli affreschi

Le pareti interne del chiostro maggiore sono abbellite con affreschi, che illustrano episodi della vita di S. Francesco, disposti in ordine cronologico, dipinti nel 1598 da Pietro Francesco Renolfi da Novara.

Ogni lunetta è incorniciata da un vivace festone semicircolare di fiori, foglie e frutta, sormontato dalla testa di un angioletto tra due volute.

Inoltre sotto di esse sono leggibili lacunose didascalie che commentano la scena rappresentata.

Alla base di molti affreschi sono raffigurati gli stemmi delle famiglie nobili senigalliesi che li hanno commissionati: Zannibelli, Baldassini, Zampiroli, Quartari, ecc.

Pietro Francesco Renolfi affresca anche il chiostro minore con i miracoli in vita e in morte di S. Francesco, eccetto due lunette, una dedicata a S. Barbara e l'altra a S. Rufino.

Gli episodi dipinti nel chiostro minore non seguono un preciso sviluppo cronologico e vi è un unico tema in comune tra i due cicli: l'incontro tra S. Francesco e S. Domenico.

Pietro Francesco Renolfi è un pittore poco conosciuto, vissuto tra il Cinquecento e il Seicento, attivo in Piemonte e nelle Marche, prediligendo soggetti a carattere religioso.

Nelle Marche, oltre che a Senigallia, lavora a Mogliano, dove realizza il ciclo pittorico a soggetto cristologico del tempietto del SS Crocifisso d'Ete (1594) e l'effige del beato Pietro nella chiesa di S. Colomba (1603). Inoltre è autore di altri cicli pittorici francescani nel convento dei minori osservanti di Corridonia (1597) e sempre a Mogliano nell'ex convento di S. Colomba (1603).

Negli affreschi delle Grazie gli studiosi hanno individuato la presenza anche di una seconda mano, più ordinaria. Potrebbe essere quella del frate laico Ortensio, al quale, nel 1701, i frati hanno commissionato alcuni lavori nel convento: la decorazione di una cappellina al primo piano nell'ex appartamento ducale e di tre lunettoni presso la scala principale (S. Giacomo della Marca, S. Bernardino da Siena e S. Pietro d'Alcantara).

Inoltre di particolare interesse, nel chiostro maggiore, sono sullo sfondo di due lunette le vedute di Ancona e Venezia.

Nel chiostro maggiore in origine vi erano 28 affreschi. Oggi se ne conservano pressoché integralmente nove, parzialmente undici e otto sono andati completamente perduti.

Per quanto riguarda il chiostro minore, di 20 affreschi, se ne conservano integralmente o quasi quindici, parzialmente tre e due sono andati completamente perduti.
Gli episodi della vita di S. Francesco sono disposti in ordine cronologico. Il ciclo pittorico inizia con la nascita del santo (a destra) e si conclude con i tre regni dell'oltretomba (a sinistra).
Sullo sfondo a sinistra è raffigurata una veduta di Venezia.
Altre notizie sulla chiesa delle Grazie

La chiesa delle Grazie è attualmente chiusa al pubblico, a causa dei danni riportati nel terremoto dell'agosto del 2016: il deterioramento della copertura e lesioni alla fodera muraria interna realizzata nel 1626.

Secondo Frate Grazia di Francia, prima del 1491, al posto dell'attuale complesso monumentale, vi sorgeva una chiesetta o una piccola cappella chiamata “S. Maria del Pignotto”, poiché era circondata da un bosco di pini.

Quasi certamente la sua vera dedicazione era già S. Maria delle Grazie, nome che compare nel catasto rustico, fatto compilare nel 1490 da Giovanni Della Rovere, tra le chiese dotate di beni rustici.

Nel 1627, per decisione di Francesco Maria II, la salma di Giovanni Della Rovere viene traslata dalla sacrestia, dove il duca era stato inizialmente sepolto, in una tomba nella chiesa, indicata da una lapide nera realizzata con la preziosa “pietra di paragone” (basanite).

L'iscrizione, incisa su tale lapide, è posteriore alla morte del duca: vi è scritto “fratello di papa Giulio II”. Com'è noto Giuliano Della Rovere viene eletto pontefice nel 1503, due anni dopo la morte di Giovanni.

Nella sacrestia si conserva un pregevole lavamani quattrocentesco in pietra di Cagli, con lo stemma di Giovanni Della Rovere e la scritta IO PRE.

Il campanile ha quattro campane: la prima viene fusa nel 1491, la seconda nel 1574, la terza nel 1616 e la quarta nel 1705.

L'opera pittorica di maggior rilievo della chiesa è la Madonna in trono con bambino e santi, di Pietro Vannucci detto il Perugino, attualmente esposta alla pinacoteca diocesana di Senigallia.

Fino al 1917 nella chiesa era conservata anche la Madonna di Senigallia, celebre opera di Piero della Francesca, che oggi si può ammirare alla Galleria nazionale delle Marche di Urbino.
La Madonna in trono con bambino e santi di Pietro Vannucci detto il Perugino, attualmente esposta alla pinacoteca diocesana di Senigallia a causa della chiusura della chiesa delle Grazie.
La Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, conservata fino al 1917 nella chiesa delle Grazie. L'opera fu probabilmente commissionata da Federico da Montefeltro come dono alla figlia Giovanna, in occasione delle nozze con Giovanni Della Rovere.
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Nel convento delle Grazie non è consentito fare fotografie. Tutte le immagini che ho utilizzato sono prese dal web (http://www.iluoghidelsilenzio.it/convento-santa-maria-delle-grazie-senigallia-an/ ).

Per saperne di più:

  • Francesco Benelli, Il convento e la chiesa delle Grazie in “Museo della Mezzadria. Appunti per il visitatore”
  • Francesco Benelli, La chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie a Senigallia in “La luce e il mistero. La Madonna di Senigallia nella sua città”
  • Claudia Caldari, Gli apparati decorativi e le opere d'arte mobili di Santa Maria delle Grazie: considerazioni e restauri in “La quercia dai frutti d'oro. Giovanni Della Rovere (1457 -1501) e le origini del potere roveresco”
  • A cura di Antonio Conti, La prima evoluzione dell'arma dei Della Rovere: la generazione di Giovanni signore di Senigallia
  • Marinella Bonvini Mazzanti, Giovanni Della Rovere. Un “principe nuovo” nelle vicende italiane degli ultimi decenni del XV secolo
  • Marinella Bonvini Mazzanti, Senigallia











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