Il dipinto di maggior pregio conservato nella chiesa della Croce di Senigallia è, senza dubbio, la “Sepoltura di Cristo”, noto anche come “Trasporto di Cristo al sepolcro”, del maestro urbinate Federico Barocci (1535 ca.- 1612).
Commissione e traversie del dipinto
Nel giugno del 1578, desiderosa di ornare l’altare della propria chiesa con un bel dipinto, la confraternita della Croce e del Santissimo Sacramento si rivolse al celebre pittore urbinate Federico Barocci.
In un primo momento, Barocci chiese la somma di seicento scudi per l’esecuzione dell’opera; la compagnia, però, era disposta a offrirgliene soltanto trecento. Successivamente, grazie all’intermediazione di Fulvio Acquilino, concittadino del pittore, Barocci ridusse il prezzo a quattrocentocinquanta scudi, da corrispondere in tre rate di centocinquanta scudi ciascuna. Nonostante la riduzione, la cifra risultava ancora elevata per i confratelli. Infine, il pittore accettò di realizzare il dipinto per la somma di trecento scudi, sempre da versare in tre rate.
La confraternita commissionò il dipinto probabilmente nel luglio del 1579. Nel maggio del 1582 l'opera giunse a Senigallia da Urbino, trasportata sulle spalle, a turno, da sedici uomini affinché non si rovinasse durante lo spostamento. Federico Barocci, che aveva anche fornito i disegni per la cornice del dipinto, si occupò personalmente della collocazione della tela sull'altare.
Molto probabilmente alla fine del 1587 il dipinto fu purtroppo rovinato dall'imperizia di un copiatore. Inoltre, secondo i registri di congregazione, negli anni seguenti (dal 1589), l'opera veniva danneggiata dall'urina di topi che infestavano la chiesa. Pertanto il 7 dicembre del 1606 la confraternita decise di riportare la tela, che era alquanto compromessa, ad Urbino, nella bottega di Barocci, per farla restaurare. L'artista urbinate eseguì il restauro tra il 1607 e il 1608 per un compenso di centocinquanta scudi. Di questo intervento sono state individuate cospicue tracce in successivi restauri effettuati tra il 1973 e il 1975 e nel 1994.
Descrizione del dipinto
Il dipinto raffigura al centro il corpo senza vita di Cristo, uno dei particolari più luminosi della scena, trasportato verso il sepolcro da Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo e San Giovanni. In basso, a destra, compare la figura della Maddalena, inginocchiata e con le mani giunte in preghiera, che si contraddistingue per gli splendidi capelli biondi. A sinistra, in secondo piano, è raffigurata la Madonna, che esprime un dolore composto. La Vergine si trova in compagnia di due donne, una delle quali la sorregge, mentre l'altra si asciuga le lacrime con un grande velo bianco. In basso, a sinistra, i “simboli della Passione” (la corona di spine, i chiodi e il martello) sottolineano la tragicità dell'evento. Sullo sfondo, in alto a sinistra, compare la collina del Calvario, sulla quale si notano le tre croci, con i due ladroni ancora inchiodati, e due uomini che stanno portando via le scale utilizzate per deporre Gesù. Sempre sullo sfondo, in alto a destra, la luce del crepuscolo illumina la caratteristica facciata del Palazzo Ducale di Urbino, con i suoi torricini: si tratta di un tipico anacronismo che vuole forse sottolineare come l'evento raffigurato riempia ancora di sé la contemporaneità. L'immagine del Palazzo ducale urbinate può essere interpretata anche come un omaggio del pittore alla sua citta natale o al suo principale committente il Duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere.
Per la realizzazione di quest'opera Federico Barocci s'ispirò alla Deposizione (Pala Baglioni) che Raffaello aveva eseguito nel 1507 su commissione di Atalanta Baglioni per la chiesa di San Francesco al Prato di Perugia e che oggi si trova nella Galleria Borghese di Roma. Partendo dal modello raffaellesco, l'artista concepì una composizione con sviluppo verticale, come richiedeva l'altare di Senigallia, e con un'impostazione fortemente diagonale del corpo del Cristo morto.
Il processo di elaborazione del dipinto è documentato da numerosi studi preparatori. Sono, infatti, giunti fino a noi oltre trenta disegni, un cartone esecutivo e un raffinato “abbozzo per i colori”, quest'ultimo conservato nella Galleria Nazionale delle Marche.
Dal punto di vista narrativo, la Sepoltura di Senigallia è considerata come la terza parte di un “trittico” a distanza sul tema della Passione. Infatti, essa è la prosecuzione della Crocefissione e Dolenti, realizzata per la Chiesa del Crocifisso miracoloso di Urbino, tra il 1566 e il 1567, oggi conservata nella Galleria nazionale delle Marche, e della Deposizione di Cristo eseguita per il Duomo di Perugia, tra il 1566 e il 1569.
La Madonna del Rosario
In conclusione, si può aggiungere che Federico Barocci realizzò per la città di Senigallia, tra il 1589 e il 1592, un'altra opera di rara bellezza: la Madonna del Rosario, oggi conservata nella Pinacoteca Diocesana. Il dipinto fu richiesto dalla confraternita dell'Assunta e del Rosario anche per spirito di emulazione nei confronti della compagnia della Croce e del Santissimo Sacramento, dopo che nel 1582, come già detto, quest'ultima aveva fatto collocare sull'altare della propria chiesa la Sepoltura di Cristo.
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| Questo è un autoritratto malinconico di Federico Barocci, databile al periodo 1570-1575 e conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze. |
1535
Nacque probabilmente in questo anno a Urbino in una famiglia di origini lombarde. Il bisnonno Ambrogio era uno scultore milanese, trasferitosi nella seconda metà del Quattrocento nel centro marchigiano per lavorare alla decorazione del Palazzo ducale. Il padre, anch'egli di nome Ambrogio, era un abile orologiaio e un incisore di gemme. Da quest'ultimo Barocci apprese a disegnare.
Anni
Quaranta
Molto
giovane cominciò a formarsi nella sua città natale, dove fu allievo
di Battista Franco, pittore originario di Venezia.
1549
Fu
mandato a studiare a Pesaro nella bottega dello zio Bartolomeno
Genga, architetto
del duca
di Urbino
Guidubaldo II Della Rovere.
1553
Si
recò con lo zio a Roma,
dove rimase per circa due anni e trovò una buona guida nel pittore Taddeo
Zuccari.
1555
Ritornò
a Urbino
dove eseguì la sua prima opera nota: la pala
con Santa Cecilia
della cattedrale di S. Maria Assunta.
1557
Dipinse
il Martirio di S.
Sebastiano per il
Duomo di Urbino (cappella di S. Sebastiano).
1561
Barocci
ritornò a Roma per
eseguire una commissione
papale: una
parte considerevole degli affreschi dell'edificio maggiore della
Casina di Pio IV
nei Giardini
Vaticani.
1563
Fu colpito da una grave
malattia, che lo costrinse a rientrare nella sua città
natale, dalla
quale non si allontanò più, se non per brevi periodi (secondo il
suo primo biografo Giovan
Pietro Bellori e
altri scrittori, la causa di questa malattia sarebbe stata un avvelenamento ad opera di colleghi gelosi).
1565-1567
Dopo
il rientro in patria, Barocci realizzò tre pale d'altare: la Madonna
di S. Giovanni; la
Crocifissione e i
dolenti per la
cappella del conte Pietro Bonarelli nella chiesa del Crocifisso
Miracoloso di Urbino; e la Madonna
di S. Simone.
Tutte queste opere sono attualmente conservate nella Galleria
Nazionale delle Marche ad Urbino.
1569
Barocci
portò a termine uno dei suoi maggiori capolavori: la Deposizione
per la cappella di
S. Bernardino nella cattedrale
di S. Lorenzo a
Perugia. Il dipinto gli venne commissionato
dal Collegio della Mercanzia della città umbra.
1572
Barocci eseguì, su commissione di Guidubaldo II Della Rovere, il
ritratto di Francesco
Maria II Della Rovere, futuro duca di Urbino, il quale, negli anni successivi, sarebbe
diventato il suo principale
mecenate.
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| Questo è il ritratto che Federico Barocci fece nel 1572 al futuro duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere, per celebrarne il ritorno dalla famosa battaglia di Lepanto (avvenuta nel 1571). |
1575
Eseguì
la Madonna del
gatto, su
commissione del conte Antonio Brancaleoni di Piobbico. L'opera è
oggi conservata presso la National Gallery a Londra.
1579
Barocci
terminò la Madonna
del popolo,
richiesta dalla Fraternita dei laici di Arezzo
per la propria cappella nella chiesa di Santa
Maria della Pieve.
Quest'opera si può oggi ammirare presso la Galleria degli Uffizi a
Firenze.
1582-1586
In
questi anni portò a termine alcune importanti commissioni: la
Sepoltura di Cristo
per la chiesa della confraternita della Croce e del Santissimo
Sacramento di Senigallia; il Martirio
di S. Vitale per
la chiesa omonima di Ravenna (Pinacoteca di Brera); l'Annunciazione
per la cappella del duca Francesco
Maria II Della Rovere
nella Basilica di Loreto (Pinacoteca Vaticana); e la Visitazione
per la chiesa di Santa
Maria in Vallicella
a Roma, una delle sue opere più note (cappella della Visitazione).
Successivamente per la chiesa romana realizzò anche la Presentazione
di Maria al Tempio,
collocata nel 1603 nella cappella fatta costruire dal vescovo Angelo
Cesi.
1586-1589
Realizzò,
su commissione del duca
Francesco Maria II,
per l'imperatore Rodolfo
II d'Asburgo la
Fuga di Enea da
Troia, opera andata perduta. Di questo dipinto, uno dei rarissimi soggetti profani dell'artista urbinate, rimane una
replica
che Barocci eseguì nel 1598 per monsignor Giuliano Della Rovere,
oggi conservata alla Galleria Borghese a Roma.
1589-1592
Eseguì
la seconda opera per Senigallia: la Madonna
del Rosario voluta
dalla confraternita dell'Assunta e del Rosario e attualmente
custodita presso la Pinacoteca diocesana della cittadina adriatica.
1590
Iniziò
a lavorare all'Ultima
cena per la
cappella ducale
del Santissimo Sacramento nella cattedrale di Urbino. L'opera venne
completata soltanto nove anni dopo.
1594-1595
Finì, su commissione di Francesco
Maria II, le
Stimmate di san
Francesco per la
chiesa dei Cappuccini situata sull'omonimo colle di Urbino, oggi
alla Galleria Nazionale delle Marche.
1596
Completò
la Crocifissione
con i dolenti e San Sebastiano
richiesta dal doge Matteo Senarega e destinata alla cattedrale di
Genova. Allo stesso anno risale anche la commissione da parte della
nobildonna perugina Laura Pontani Coli dell’Annunciazione
della Basilica di
Santa Maria degli Angeli
ad Assisi (cappella dell'Annunciazione).
1597
Riscosse
da Francesco Maria
II Della Rovere il
pagamento della Natività.
Qualche anno dopo, nel 1604, il duca donò il dipinto a Margherita
d'Austria, moglie
del re di Spagna Filippo III. Oggi quest'opera è conservata presso il Museo del
Prado a Madrid.
1598
Ricevette da papa Clemente VIII una ultima commissione papale: l'Istituzione dell'Eucarestia per la chiesa di S. Maria Sopra Minerva a Roma (cappella Aldobrandini). Quest'opera venne compiuta tra il 1603 e il 1607.
1604
Francesco
Maria II Della Rovere lo
incaricò di fare i disegni per la statua
di Federico da Montefeltro (scolpita da Girolamo Campagna e collocata in una nicchia sullo scalone
del Palazzo ducale di Urbino)
e
gli pagò la tela
raffigurante il Crocifisso
spirante, in
seguito destinata, per volontà testamentaria, al re
di Spagna (Museo
del Prado a Madrid).
1606
Completò
la Beata Michelina
commissionata da Alessandro Barignani per la Chiesa di San Francesco
a Pesaro, oggi conservata presso la Pinacoteca Vaticana.
1612.
Morì
il
30 settembre nella sua città
natale. Il giorno
seguente il duca Francesco
Maria II annotò nel suo Diario: “Morì Federico Barocci da Urbino,
pittore eccellente, d'anni 77, nella quale età l'occhio e la mano il
servivano come facevano quando era giovane”. Al momento della sua
morte il maestro urbinate lasciò incompiuti l'Assunzione
(Galleria Nazionale delle Marche di Urbino), il Compianto
sul Cristo morto
per il duomo di Milano (Musei Civici d'Arte Antica di Bologna) e
l'Ecce Omo
per l’oratorio dei Disciplinati della Croce di Urbino, quest'ultimo terminato
nel 1613 dall'allievo Ventura Mazza.
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Artista |
Federico Barocci (Urbino, 1535 ca. – Urbino, 30 settembre 1612) |
|
Periodi |
Manierismo; arte della Controriforma; precursore del Barocco |
|
Si ispirò a |
Taddeo Zuccari; Raffaello; Michelangelo; Tiziano; Correggio |
|
Si ispirarono a lui |
Ludovico Cardi detto il Cigoli; Francesco Vanni; Ventura Salimbeni; Rutilio Manetti; Alessandro Casolani; Pieter Paul Rubens; Antoon van Dyck; Claudio Ridolfi; Andrea Lilli; Simone Canterini |
|
Ebbe come allievi |
Ventura Mazza; Antonio Viviani detto il Sordo; Alessandro Vitali; Antonio Cimatori; Cesare Maggeri |
-
AA.VV., La chiesa della Croce e la sua Confraternita
-
Mons. Angelo Mencucci, Chiesa della Croce e Confraternita della Croce e SS. Sacramento Senigallia: storia, culto, arte
-
Scheda di Federico Barocci nell'Enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/barocci-federico-detto-il-fiori_(Dizionario-Biografico)/)
-
Federico Barocci nelle Marche (https://www.movio.beniculturali.it/pmmar/federicobaroccinellemarche/it/6/federico-barocci-nelle-marche)
- Conferenza "Federico Barocci l'uomo e l'artista" del 16 luglio 2021 di Luca Baroni (https://www.youtube.com/watch?v=e6uuST-r7-c)







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