sabato 20 aprile 2019

La Sepoltura di Cristo di Federico Barocci a Senigallia

Questa è la Sepoltura di Cristo del maestro urbinate Federico Barocci, conservata nella chiesa della Croce di Senigallia. L'opera fu eseguita tra il 1579 e il 1582 e restaurata dallo stesso artista tra il 1607 e il 1608

Il dipinto di maggior pregio conservato nella chiesa della Croce di Senigallia è, senza dubbio, la “Sepoltura di Cristo”, noto anche come “Trasporto di Cristo al sepolcro”, del maestro urbinate Federico Barocci (1535 ca.- 1612).

Commissione e traversie del dipinto

Nel giugno del 1578, desiderosa di ornare l’altare della propria chiesa con un bel dipinto, la confraternita della Croce e del Santissimo Sacramento si rivolse al celebre pittore urbinate Federico Barocci.

In un primo momento, Barocci chiese la somma di seicento scudi per l’esecuzione dell’opera; la compagnia, però, era disposta a offrirgliene soltanto trecento. Successivamente, grazie all’intermediazione di Fulvio Acquilino, concittadino del pittore, Barocci ridusse il prezzo a quattrocentocinquanta scudi, da corrispondere in tre rate di centocinquanta scudi ciascuna. Nonostante la riduzione, la cifra risultava ancora elevata per i confratelli. Infine, il pittore accettò di realizzare il dipinto per la somma di trecento scudi, sempre da versare in tre rate.

La confraternita commissionò il dipinto probabilmente nel luglio del 1579. Nel maggio del 1582 l'opera giunse a Senigallia da Urbino, trasportata sulle spalle, a turno, da sedici uomini affinché non si rovinasse durante lo spostamento. Federico Barocci, che aveva anche fornito i disegni per la cornice del dipinto, si occupò personalmente della collocazione della tela sull'altare.

Molto probabilmente alla fine del 1587 il dipinto fu purtroppo rovinato dall'imperizia di un copiatore. Inoltre, secondo i registri di congregazione, negli anni seguenti (dal 1589), l'opera veniva danneggiata dall'urina di topi che infestavano la chiesa. Pertanto il 7 dicembre del 1606 la confraternita decise di riportare la tela, che era alquanto compromessa, ad Urbino, nella bottega di Barocci, per farla restaurare. L'artista urbinate eseguì il restauro tra il 1607 e il 1608 per un compenso di centocinquanta scudi. Di questo intervento sono state individuate cospicue tracce in successivi restauri effettuati tra il 1973 e il 1975 e nel 1994.

Descrizione del dipinto

Il dipinto raffigura al centro il corpo senza vita di Cristo, uno dei particolari più luminosi della scena, trasportato verso il sepolcro da Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo e San Giovanni. In basso, a destra, compare la figura della Maddalena, inginocchiata e con le mani giunte in preghiera, che si contraddistingue per gli splendidi capelli biondi. A sinistra, in secondo piano, è raffigurata la Madonna, che esprime un dolore composto. La Vergine si trova in compagnia di due donne, una delle quali la sorregge, mentre l'altra si asciuga le lacrime con un grande velo bianco. In basso, a sinistra, i “simboli della Passione” (la corona di spine, i chiodi e il martello) sottolineano la tragicità dell'evento. Sullo sfondo, in alto a sinistra, compare la collina del Calvario, sulla quale si notano le tre croci, con i due ladroni ancora inchiodati, e due uomini che stanno portando via le scale utilizzate per deporre Gesù. Sempre sullo sfondo, in alto a destra, la luce del crepuscolo illumina la caratteristica facciata del Palazzo Ducale di Urbino, con i suoi torricini: si tratta di un tipico anacronismo che vuole forse sottolineare come l'evento raffigurato riempia ancora di sé la contemporaneità. L'immagine del Palazzo ducale urbinate può essere interpretata anche come un omaggio del pittore alla sua citta natale o al suo principale committente il Duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere.

Questo è un particolare della Sepoltura di Cristo di Federico Barocci, conservata a Senigallia nella chiesa della Croce. Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo e S. Giovanni trasportano verso il sepolcro il corpo di Gesù. A destra è raffigurata la figura della Maddalena inginocchiata e con le mani giunte. Dietro la santa vi è il sepolcro

Questo è un particolare della Sepoltura di Cristo di Federico Barocci. Sullo sfondo in alto a destra si notano i torricini del Palazzo ducale di Urbino, illuminati dalla luce di un crepuscolo nebbioso.

Per la realizzazione di quest'opera Federico Barocci s'ispirò alla Deposizione (Pala Baglioni) che Raffaello aveva eseguito nel 1507 su commissione di Atalanta Baglioni per la chiesa di San Francesco al Prato di Perugia e che oggi si trova nella Galleria Borghese di Roma. Partendo dal modello raffaellesco, l'artista concepì una composizione con sviluppo verticale, come richiedeva l'altare di Senigallia, e con un'impostazione fortemente diagonale del corpo del Cristo morto. 

Il processo di elaborazione del dipinto è documentato da numerosi studi preparatori. Sono, infatti, giunti fino a noi oltre trenta disegni, un cartone esecutivo e un raffinato “abbozzo per i colori”, quest'ultimo conservato nella Galleria Nazionale delle Marche.

Dal punto di vista narrativo, la Sepoltura di Senigallia è considerata come la terza parte di un “trittico” a distanza sul tema della Passione. Infatti, essa è la prosecuzione della Crocefissione e Dolenti, realizzata per la Chiesa del Crocifisso miracoloso di Urbino, tra il 1566 e il 1567, oggi conservata nella Galleria nazionale delle Marche, e della Deposizione di Cristo eseguita per il Duomo di Perugia, tra il 1566 e il 1569.

La Madonna del Rosario

In conclusione, si può aggiungere che Federico Barocci realizzò per la città di Senigallia, tra il 1589 e il 1592, un'altra opera di rara bellezza: la Madonna del Rosario, oggi conservata nella Pinacoteca Diocesana. Il dipinto fu richiesto dalla confraternita dell'Assunta e del Rosario anche per spirito di emulazione nei confronti della compagnia della Croce e del Santissimo Sacramento, dopo che nel 1582, come già detto, quest'ultima aveva fatto collocare sull'altare della propria chiesa la Sepoltura di Cristo.


Questa è la Madonna del Rosario, il secondo dipinto eseguito, tra il 1589 e il 1592, per Senigallia da Federico Barocci. Quest'opera si può oggi ammirare presso la Pinacoteca diocesana della cittadina adriatica.

Questa è la facciata della chiesa della Croce di Senigallia, dove è conservata la Sepoltura di Cristo di Federico Barocci. Si tratta della terza chiesa fatta costruire dalla confraternita della Croce e del Santissimo Sacramento nella cittadina adriatica. Fu edificata tra il 1605 e il 1608, probabilmente su progetto degli architetti ducali Muzio Oddi e il canonico Arduino. La direzione dei lavori fu affidata a mastro Girolamo Marini da Barchi.

Cenni sulla vita e sulle opere di Federico Barocci

Questo è un autoritratto malinconico di Federico Barocci, databile al periodo 1570-1575 e conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.

1535
Nacque probabilmente in questo anno a Urbino in una famiglia di origini lombarde. Il bisnonno Ambrogio era uno scultore milanese, trasferitosi nella seconda metà del Quattrocento nel centro marchigiano per lavorare alla decorazione del Palazzo ducale. Il padre, anch'egli di nome Ambrogio, era un abile orologiaio e un incisore di gemme. Da quest'ultimo Barocci apprese a disegnare.

Anni Quaranta
Molto giovane cominciò a formarsi nella sua città natale, dove fu allievo di Battista Franco, pittore originario di Venezia.

1549
Fu mandato a studiare a Pesaro nella bottega dello zio Bartolomeno Genga, architetto del duca di Urbino Guidubaldo II Della Rovere.

1553
Si recò con lo zio a Roma, dove rimase per circa due anni e trovò una buona guida nel pittore Taddeo Zuccari.

1555
Ritornò a Urbino dove eseguì la sua prima opera nota: la pala con Santa Cecilia della cattedrale di S. Maria Assunta.

1557
Dipinse il Martirio di S. Sebastiano per il Duomo di Urbino (cappella di S. Sebastiano).

1561
Barocci ritornò a Roma per eseguire una commissione papale: una parte considerevole degli affreschi dell'edificio maggiore della Casina di Pio IV nei Giardini Vaticani.

1563
Fu colpito da una grave malattia, che lo costrinse a rientrare nella sua città natale, dalla quale non si allontanò più, se non per brevi periodi (secondo il suo primo biografo Giovan Pietro Bellori e altri scrittori, la causa di questa malattia sarebbe stata un avvelenamento ad opera di colleghi gelosi).

1565-1567
Dopo il rientro in patria, Barocci realizzò tre pale d'altare: la Madonna di S. Giovanni; la Crocifissione e i dolenti per la cappella del conte Pietro Bonarelli nella chiesa del Crocifisso Miracoloso di Urbino; e la Madonna di S. Simone. Tutte queste opere sono attualmente conservate nella Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino.

Questa è la Madonna col Bambino e S. Giovanni Evangelista, detta "Madonna di S. Giovanni", conservata nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. Il dipinto risale all'incirca al 1565 e dovrebbe essere la prima opera eseguita da Federico Barocci dopo il suo rientro nella città natale da Roma. Si tratta probabilmente di un quadro votivo che l’artista realizzò per ringraziare la Madonna della guarigione dalla grave malattia che lo aveva colpito durante la permanenza romana e per aver potuto riprendere a dipingere dopo circa due anni di inattività. A questo proposito, il primo biografo di Barocci, Giovan Pietro Bellori, scrisse:"Ond'egli sopra ogn'altra cosa dolente per non poter dipingere, si raccomandò un giorno con tanta efficacia alla gloriosa Vergine, che fu esaudito (...) e lo diede in voto alli padri Cappuccini di Crocicchia". La Madonna di San Giovanni è inoltre il primo dipinto in cui Barocci raffigurò il paesaggio urbinate, riconoscibile sullo sfondo, in alto a destra.

1569
Barocci portò a termine 
uno dei suoi maggiori capolavori: la Deposizione per la cappella di S. Bernardino nella cattedrale di S. Lorenzo a Perugia. Il dipinto gli venne commissionato dal Collegio della Mercanzia della città umbra.

1572
Barocci eseguì, su commissione di Guidubaldo II Della Rovere, il ritratto di Francesco Maria II Della Rovere, futuro duca di Urbino, il quale, negli anni successivi, sarebbe diventato il suo principale mecenate.

Questo è il ritratto che Federico Barocci fece nel 1572 al futuro duca di Urbino  Francesco Maria II Della Rovere, per celebrarne il ritorno dalla famosa battaglia di Lepanto (avvenuta nel 1571). 

1575
Eseguì la Madonna del gatto, su commissione del conte Antonio Brancaleoni di Piobbico. L'opera è oggi conservata presso la National Gallery a Londra.

1579
Barocci terminò la Madonna del popolo, richiesta dalla Fraternita dei laici di Arezzo per la propria cappella nella chiesa di Santa Maria della Pieve. Quest'opera si può oggi ammirare presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.

1582-1586
In questi anni portò a termine alcune importanti commissioni: la Sepoltura di Cristo per la chiesa della confraternita della Croce e del Santissimo Sacramento di Senigallia; il Martirio di S. Vitale per la chiesa omonima di Ravenna (Pinacoteca di Brera); l'Annunciazione per la cappella del duca Francesco Maria II Della Rovere nella Basilica di Loreto (Pinacoteca Vaticana); e la Visitazione per la chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, una delle sue opere più note (cappella della Visitazione). Successivamente per la chiesa romana realizzò anche la Presentazione di Maria al Tempio, collocata nel 1603 nella cappella fatta costruire dal vescovo Angelo Cesi.

Questa è la pala d'altare raffigurante l'Annunciazione commissionata a Federico Barocci nel 1582 da Francesco Maria II Della Rovere per la sua cappella nella basilica di Loreto. L'opera, che forse venne eseguita in due anni, fu prima trasferita a Roma e poi a Parigi nel 1797 con le spoliazioni napoleoniche. Infine, nel 1816, fu riportata a Roma, dove dal 1820 fa parte della Pinacoteca Vaticana

1586-1589
Realizzò, su commissione del duca Francesco Maria II, per l'imperatore Rodolfo II d'Asburgo la Fuga di Enea da Troia, opera andata perduta. Di questo dipinto, 
uno dei rarissimi soggetti profani dell'artista urbinate, rimane una replica che Barocci eseguì nel 1598 per monsignor Giuliano Della Rovere, oggi conservata alla Galleria Borghese a Roma.

Questa è la Fuga di Enea da Troia, datata 1598, dipinta da Federico Barocci per monsignor Giuliano Della Rovere e oggi conservata presso la Galleria Borghese a Roma. Si tratta della replica di un dipinto eseguito tra il 1586 e il 1589, su commissione di Francesco Maria II Della Rovere, per l'imperatore Rodolfo II d'Asburgo. Il dipinto voluto dal duca, che è uno dei rarissimi soggetti profani dell'artista urbinate, ebbe molte traversie: nel 1589 giunse a Praga dove restò fino al 1648, quando entrò a far parte della raccolta dei sovrani di Svezia; in seguito tornò in Italia a Palazzo Odescalchi a Bracciano per poi passare alla collezione d'Orléans a Parigi; infine arrivò in Inghilterra, dopodiché se ne perse ogni traccia

1589-1592
Eseguì la seconda opera per Senigallia: la Madonna del Rosario voluta dalla confraternita dell'Assunta e del Rosario e attualmente custodita presso la Pinacoteca diocesana della cittadina adriatica.

1590
Iniziò a lavorare all'Ultima cena per la cappella ducale del Santissimo Sacramento nella cattedrale di Urbino. L'opera venne completata soltanto nove anni dopo.

1594-1595
Finì, su commissione di Francesco Maria II, le Stimmate di san Francesco per la chiesa dei Cappuccini situata sull'omonimo colle di Urbino, oggi alla Galleria Nazionale delle Marche.

1596
Completò la Crocifissione con i dolenti e San Sebastiano richiesta dal doge Matteo Senarega e destinata alla cattedrale di Genova. Allo stesso anno risale anche la commissione da parte della nobildonna perugina Laura Pontani Coli dell’Annunciazione della Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi (cappella dell'Annunciazione).

1597
Riscosse da Francesco Maria II Della Rovere il pagamento della Natività. Qualche anno dopo, nel 1604, il duca donò il dipinto a Margherita d'Austria, moglie del re di Spagna Filippo III. Oggi quest'opera è conservata presso il Museo del Prado a Madrid.

Questa è la bella e poetica Natività di Federico Barocci conservata presso il Museo del Prado a Madrid. Fu commissionata da Francesco Maria II Della Rovere e pagata nel 1597. Nel 1604 il duca la donò a Margherita d'Austria, moglie di Filippo III re di Spagna. Il dipinto fu inviato da Pesaro senza cornice "per paura che co' l'ornamento haurebbe potuto più facilmente patire per viaggio". Durante la sua permanenza a Urbino, la Natività fu riprodotta almeno due volte da Alessandro Vitali, allievo del maestro urbinate: una copia si trova oggi nella Pinacoteca Ambrosiana a Milano; un'altra, più tarda, è conservata nella collezione Rasini, sempre nella città lombarda.

1598
Ricevette da papa Clemente VIII una ultima commissione papale: l'Istituzione dell'Eucarestia per la chiesa di S. Maria Sopra Minerva a Roma (cappella Aldobrandini). Quest'opera venne compiuta tra il 1603 e il 1607.

1604
Francesco Maria II Della Rovere lo incaricò di fare i disegni per la statua di Federico da Montefeltro (scolpita da Girolamo Campagna e collocata in una nicchia sullo scalone del Palazzo ducale di Urbino) e gli pagò la tela raffigurante il Crocifisso spirante, in seguito destinata, per volontà testamentaria, al re di Spagna (Museo del Prado a Madrid). 

1606
Completò la Beata Michelina commissionata da Alessandro Barignani per la Chiesa di San Francesco a Pesaro, oggi conservata presso la Pinacoteca Vaticana.

1612.
Morì il 30 settembre nella sua città natale. Il giorno seguente il duca Francesco Maria II annotò nel suo Diario: “Morì Federico Barocci da Urbino, pittore eccellente, d'anni 77, nella quale età l'occhio e la mano il servivano come facevano quando era giovane”. Al momento della sua morte il maestro urbinate lasciò incompiuti l'Assunzione (Galleria Nazionale delle Marche di Urbino), il Compianto sul Cristo morto per il duomo di Milano (Musei Civici d'Arte Antica di Bologna) e l'Ecce Omo per l’oratorio dei Disciplinati della Croce di Urbino, quest'ultimo terminato nel 1613 dall'allievo Ventura Mazza.

Questa è la Madonna col Bambino, S. Simone, S. Giuda Taddeo e donatori, conosciuta anche come "Madonna di S. Simone", eseguita intorno al 1567 da Federico Barocci, proveniente dalla chiesa di S. Francesco a Urbino e oggi conservata presso la Galleria Nazionale delle Marche. Nel quadro, in basso a destra, sono visibili i ritratti dei due committenti, un uomo e una donna, dei quali non si conoscono i nomi. Il viso della donna fu dipinto dal maestro urbinate su una carta, poi incollata sulla tela. La stessa tecnica fu utilizzata successivamente per la testa di S. Francesco del Perdono di Assisi (chiesa di S. Francesco a Urbino)

Artista

Federico Barocci (Urbino, 1535 ca. – Urbino, 30 settembre 1612)

Periodi

Manierismo; arte della Controriforma; precursore del Barocco

Si ispirò a

Taddeo Zuccari; Raffaello; Michelangelo; Tiziano; Correggio

Si ispirarono a lui

Ludovico Cardi detto il Cigoli; Francesco Vanni; Ventura Salimbeni; Rutilio Manetti; Alessandro Casolani; Pieter Paul Rubens; Antoon van Dyck; Claudio Ridolfi; Andrea Lilli; Simone Canterini

Ebbe come allievi

Ventura Mazza; Antonio Viviani detto il Sordo; Alessandro Vitali; Antonio Cimatori; Cesare Maggeri

Questa è l'Assunzione della Vergine, capolavoro di Federico Barocci rimasto incompiuto. Non sono noti committente e destinazione dell'opera. Alla morte del maestro urbinate fu ereditata dal nipote Ambrogio Barocci. Nel 1658 fu notata dall'arcidiacono Staccoli, che aveva l'incarico di segnalare opere d'arte da acquistare a Leopoldo de' Medici. Il dipinto, però, non entrò a far parte delle collezioni medicee. Poco tempo dopo, infatti, fu comprato dalla famiglia Albani. Nel 1980 è stato acquisito dalla Stato italiano ed è andato ad arricchire il gruppo di opere di Barocci conservato presso la Galleria nazionale delle Marche a Urbino 


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