sabato 15 febbraio 2025

Alcuni cenni sulla storia di Senigallia

Questa è la Rocca Roveresca, il monumento più importante di Senigallia. Nella conformazione in cui appare oggi, è dovuta in gran parte alla volontà di Giovanni Della Rovere, che la fece costruire tra gli anni Settanta e Ottanta del Quattrocento. Per realizzarla, questi si avvalse dell'opera di due tra i migliori architetti del tempo, messi a sua disposizione dal suocero Federico da Montefeltro, duca di Urbino: Luciano Laurana e Baccio Pontelli.

lunedì 6 dicembre 2021

Senigallia Slow Tour

 


Si tratta di una passeggiata a passo lento alla scoperta dei luoghi dei Della Rovere, la potente famiglia che governò Senigallia per oltre un secolo e mezzo.

Domenica 19 dicembre ore 15,00 con inizio da Via Carducci

Informazioni sul costo della visita guidata e prenotazione: landi.lorenzo@libero.it

Prenotazione obbligatoria entro domenica 12 dicembre: landi.lorenzo@libero.it

I posti sono limitati!

Rispetto delle regole anti-Covid (obbligo dell’uso della mascherina, rispetto del distanziamento interpersonale, pulizia delle mani, Green Pass)

sabato 7 agosto 2021

Una visita "intima" della Rocca Roveresca di Senigallia

 

Si tratta di una visita guidata realizzata con un piccolo gruppo, nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid, ideale per scoprire la storia e i particolari più interessanti e curiosi del monumento principale di Senigallia. I partecipanti potranno anche conoscere le vicende del suo committente Giovanni Della Rovere.

Domenica 22 agosto ore 11,00 con inizio da Piazza Roma.

Accesso alla Rocca con Green Pass. 

Biglietto d'ingresso alla Rocca: intero 5,00€; ridotto 3,00€ (per i possessori del biglietto d’ingresso a Palazzo del Duca e Palazzetto Baviera); ridotto 2,00€ (18-25 anni); gratuito (sotto 18 anni).

Informazioni sul costo della visita guidata e prenotazione: landi.lorenzo@libero.it

Prenotazione obbligatoria entro domenica 15 agosto: landi.lorenzo@libero.it

I posti sono limitati!

Rispetto delle norme anti-Covid (obbligo dell’uso della mascherina, rispetto del distanziamento interpersonale, pulizia delle mani).


sabato 1 maggio 2021

Corinaldo, la storia e le mura

Questa è una vecchia veduta di Corinaldo. Secondo una leggenda il paese avrebbe avuto origine nel 409 d. C. dalla distruzione della città romana di Suasa, nella media valle del fiume Cesano, ad opera dei Visigoti e dal conseguente trasferimento verso le alture circostanti dei superstiti. Questi su un colle a sud dell'antico centro romano avrebbero edificato il primo nucleo di Corinaldo.

Corinaldo è un bel paese, di quasi 5.000 abitanti, della provincia di Ancona, situato a una ventina di chilometri da Senigallia. Esso sorge sopra un colle sulla riva sinistra del fiume Nevola a un'altitudine di 203 metri s.l.m. In questo articolo ho provato a sintetizzarne la movimentata storia medievale e a illustrarne il circuito murario, che rappresenta sicuramente il suo monumento più bello e importante. Buona lettura!

La storia medievale

Corinaldo sorse probabilmente nel XII secolo come la maggior parte dei paesi vicini. Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo si costituì in libero comune, retto prima da magistrature consolari e poi podestarili. Nel 1220 un certo Ugo di Cortesonno, console del comune corinaldese, sottoscrisse un accordo di pacificazione con Cagli.

Nel 1248 Corinaldo si sottomise al più potente comune di Jesi, ottenendo in cambio protezione politica e militare e vantaggi in campo commerciale. Il patto di alleanza e sottomissione stipulato con Jesi comportava da parte dei corinaldesi la presentazione annuale, in occasione della festa di S. Floriano, di un pallio al podestà jesino, in segno di sudditanza.

Durante tutto il XIII secolo Corinaldo prese parte alle vicende politiche della regione, oscillando fra il partito guelfo e quello ghibellino. Nel 1265 venne invitata dal rettore della Marca al parlamento provinciale di Fabriano per discolparsi dall'accusa di aver aderito alla fazione filoimperiale.

Nel 1291 papa Nicolò IV concesse ampi privilegi alla comunità corinaldese, quali il diritto di eleggere il proprio podestà e gli altri pubblici ufficiali e di amministrare la giustizia civile e criminale. Si trattava della concessione del mero e misto imperio. La soluzione delle cause d'appello era demandata al rettore della Marca, il rappresentante del potere centrale nella regione, che aveva sede a Macerata.

Agli inizi del XIV secolo il comune continuò a partecipare alle lotte tra i guelfi e i ghibellini della regione. In questi anni aderì a una vasta alleanza di comuni ghibellini, capeggiata dai conti di Montefeltro, la Liga terrarum amicarum de Marchia, che si opponeva alla potente casata guelfa dei Malatesta. Nel 1316 con la lega ghibellina prese parte all'assalto e al saccheggio di Macerata. Dopo questo episodio, Corinaldo tornò ad essere guelfa, ottenendo così dal Rettore della Marca, nel 1318, la composizione delle condanne ricevute due anni prima. Nel 1324 ricevette una lettera con la quale il papa la lodava per la fedeltà dimostrata verso la Chiesa e per il contributo fornito nella guerra contro le città ribelli di Osimo, Fermo e Fabriano.

In seguito a Corinaldo ebbe inizio il governo signorile, con la formazione della signoria, di parte guelfa, di Uguzio Muczoli e Lello Ribaldi, che durò un quindicennio circa, fino al 1341. Fu questo un periodo di pace per il castello, che rimase estraneo alle lotte che travagliarono le regione durante la discesa dell'imperatore Ludovico il Bavaro, conclusasi con il suo totale fallimento.

Verso la metà del XIV secolo raggiunse il potere a Corinaldo Nicolò di Buscareto, abile politico e audace uomo d'arme. Proveniva da una antica famiglia ghibellina della valle del Misa, che agli inizi del XIII secolo aveva posto il centro del suoi interessi sul colle di Buscareto, dove aveva edificato un castello, tra Montenovo (Ostra Vetere) e Montalboddo (Ostra). Nicolò Buscareto si riappacificò con la Chiesa, si accostò alla coalizione guelfa e riuscì ad acquisire una vasta signoria. I capitoli della pace di Sarzana del 1353, che aveva posto fine alle ostilità tra i Visconti di Milano e Firenze, rivelano che era signore di Serra de' Conti, Montenovo, Rocca Contrada (Arcevia) e Corinaldo. Inoltre i suoi domini comprendevano anche Belvedere, sottratto evidentemente alla giurisdizione di Jesi, a cui era sottoposto dal secolo precedente. La signoria che aveva su questi luoghi aveva carattere pacifico, essendo stata ottenuta sicuramente con ampio consenso interno. La presa del potere era avvenuta attraverso l'assunzione della podesteria a tempo indeterminato, al fine di sedare i contrasti interni e garantire la difesa del castello dalle minacce esterne. Questa era poi stata trasformata in signoria personale.

Nel 1355 la situazione cambiò con l'arrivo nella regione del cardinale Egidio Albornoz, Legato pontificio per l'Italia di papa Innocenzo VI, allora residente ad Avignone, con il compito di restaurare il potere della Chiesa. Nicolò Buscareto, per convenienza personale, si sottomise alla Chiesa e si unì all'esercito ecclesiastico. Si mise in evidenza nel corso delle operazioni militari contro i Malatesta, presso Recanati e nella battaglia decisiva di Paterno di Ancona.

Questo è un ritratto del cardinale Egidio Albornoz (1310-1367), conservato presso l'Accademia Reale di Storia di Spagna a Madrid, eseguito da Matias Moreno González (1840-1906).

Gli accordi stipulati da Nicolò Buscareto con il cardinale Albornoz prevedevano in sostanza per il signore marchigiano l'assoluzione generale dei delitti politici commessi fino alla venuta del Legato e il mantenimento dei privilegi e dei benefici acquisiti presso le varie comunità, ma non il riconoscimento della signoria. In tutti i comuni facenti parte della sua signoria vennero inviati podestà designati dalla curia provinciale e Nicolò Buscareto poté conservare solo il feudo di famiglia di Buscareto.

Nel 1360 Nicolò Buscareto partecipò a uno sfortunato tentativo di ribellione contro la Chiesa. Si alleò con Bernabò Visconti, signore di Milano e prestigioso esponente del partito ghibellino, che, per facilitare la sua riconquista di Bologna, favorì una sollevazione generale nelle Marche, approfittando delle insofferenze per le pesanti tasse imposte dal Legato (rese necessarie dalle spese militari) e promettendo sostegno militare. La ribellione coinvolse Jesi, Fano, Ascoli Piceno e altre località, tra le quali anche Corinaldo, Montenovo e Buscareto, trascinate nella rivolta da Nicolò Buscareto.

Il cardinale Albornoz, che si trovava ad Ancona, decise di impartire una lezione esemplare ai ribelli. Inviò un esercito sotto il comando di Galeotto Malatesta, comandante di tutte le milizie della Chiesa, e di suo nipote Blasco di Belviso contro Corinaldo, che fu espugnata nella notte tra il 17 e il 18 agosto e poi quasi del tutto distrutta. Dopo di che le milizie ecclesiastiche si diressero prima verso il castello di Buscareto, che ebbe analoga sorte, e poi verso Montenovo, che, dopo aver atteso inutilmente i rinforzi, si arrese e subì distruzioni minori.

Nicolò Buscareto, con tutta la sua famiglia, fu messo al bando e privato di tutti i suoi beni. Negli anni successivi si dedicò al mestiere delle armi e si mise al servizio del comune di Perugia in guerra contro la Santa Sede. Infine, catturato dagli uomini della Chiesa, fu rinchiuso nella rocca di S. Cataldo di Ancona, dove morì.

I corinaldesi sopravvissuti all'assedio si rifugiarono in parte nel territorio comunale lontano dal castello distrutto e in parte nei centri abitati vicini di Senigallia, Tomba (Castel Colonna), Montalboddo, Castelleone e Ripe.

Agli anni 1366-1367 risalgono i primi documenti che testimoniano una timida ripresa di Corinaldo, realizzata anche grazie all'arrivo di forestieri, provenienti dalle località collinari limitrofe. Ma il luogo, privo delle sue difese, era insicuro e soggetto alle incursioni dei banditi. Per questo, l'11 ottobre 1367, papa Urbano V, in seguito alle richieste dei corinaldesi, lo concesse in feudo a Nicolò Spinelli con l'autorizzazione a ricostruirlo. Questi fece ricostruire le mura e fece innalzare una rocca. Nel 1373 venne anche costruito il palazzo comunale con le sue logge. Nel 1383 Nicolò Spinelli fu privato della signoria di Corinaldo, per aver parteggiato per l'antipapa Clemente VII.

Il 26 gennaio 1399 papa Bonifacio IX concesse in vicariato ai Malatesta le città di Cesena, Senigallia, Cervia ed altri luoghi, tra i quali Corinaldo. La signoria malatestiana sul castello marchigiano durò fino al 1430. Durante questo periodo Corinaldo resistette tenacemente, nel 1416, all'assedio di Braccio da Montone, abile e ambizioso capitano di ventura. Le nuove mura si dimostrarono, dunque, adeguate alla difesa del paese.

Questo è un ritratto del condottiero perugino Andrea Fortebraccio, detto Braccio da Montone (1368-1424), conservato a Perugia, di autore anonimo.

Nel 1431 Corinaldo subì un altro assedio, da parte di Sante Garelli, in guerra contro papa Eugenio IV nel vano tentativo di acquisire una propria signoria. Sante Garelli assaltò il castello marchigiano, che seppe opporgli una valida resistenza, e quando, nel 1432, il pontefice con un breve dispose l'invio di un esercito in aiuto dei corinaldesi fu costretto alla fuga.

Nel dicembre del 1433 giunse con il suo esercito nelle Marche Francesco Sforza, al quale si sottomisero molte città, esasperate dal mal governo del cardinale Giovanni Vitelleschi, rettore pontificio. Tra queste vi era anche Jesi, da dove, l'8 dicembre, Francesco Sforza inviò una lettera ai priori di Corinaldo, invitandoli a passare dalle sua parte. I corinaldesi, inizialmente incerti, mandarono propri rappresentanti al rettore per chiedere aiuto. Ma una volta appreso che questi era fuggito e che quasi tutta la regione era in mano agli sforzeschi, decisero anche essi di aprire le porte al nuovo signore. Papa Eugenio IV, facendo buon viso a cattivo gioco, nominò Francesco Sforza il 25 marzo suo vicario nella Marca e il 29 novembre gonfaloniere della Chiesa.

Nel 1436 Francesco Sforza affidò il governo di Corinaldo e della vicina Barbara ad un suo abile capitano, Antonello Accattabriga da Castelfranco Bolognese. Quest'ultimo fece eseguire la ristrutturazione e l'ampliamento della rocca e l'aggiornamento delle mura. Oltre alle opere di fortificazione, fece anche costruire un nuovo pozzo (l'odierno pozzo della Polenta) e provvide alla manutenzione degli altri due (il pozzo del Bargello e un altro fuori delle mura), fece ristrutturare il palazzo pubblico, fece riparare la fornace e si occupò della sistemazione del molino comunale. Antonello Accattabriga è, però, ricordato anche come un tiranno, che, secondo lo storico seicentesco corinaldese Vincenzo Maria Cimarelli, entrò in Corinaldo come “mansueto agnello” per poi rivelarsi “ferocissimo lupo”. In questo periodo il castello ospitò in due occasioni, nel 1443 e nel 1445, Bianca Maria Visconti, moglie di Francesco Sforza.

Questo è il pozzo della Polenta collocato a circa la metà de “La Scalinata” (composta da 109 gradini). Esso fu fatto costruire da Antonello Accattabriga. Agli inizi del Novecento fu demolito e chiuso in occasione della ristrutturazione della scalinata. Nel 1980 fu ricostruito nella forma che vediamo oggi.

Al termine di un lungo periodo di conflitti, nel 1447, Francesco Sforza, sconfitto dalla lega antisforzesca (costituita dal duca di Milano, dalla Chiesa e dal re di Napoli), lasciò la regione. Dopo di lui Antonello Accattabriga abbandonò il castello di Corinaldo nei primi mesi dell'anno successivo.

A questo punto i corinaldesi decisero di porsi sotto la protezione del governo pontificio. Il 27 aprile del 1448 a Tolentino furono sottoscritti i capitoli con cui Corinaldo si sottometteva alla Santa Sede, in seguito confermati definitivamente da papa Nicolò V, con un breve del 19 gennaio del 1452. Con essi a Corinaldo veniva riconosciuta la condizione di Terra immediate subiecta (terra direttamente soggetta alla Santa Sede) e venivano confermati i diritti e i privilegi concessi alla comunità dai precedenti papi.

La rocca, fatta costruire da Antonello Accattabriga, si riempì di soldati della Chiesa, per il cui mantenimento la comunità doveva versare 150 fiorini l'anno. Le soldataglie pontificie dovettero rendersi responsabili di gravi soprusi nei confronti dei cittadini corinaldesi, se questi ultimi, in un momento di esasperazione, assaltarono e distrussero il fortilizio, nel 1464. La rocca, della quale restano soltanto due inventari del 1455, sorgeva probabilmente nell'area oggi compresa tra Piazza del Terreno, palazzo Romualdi-Cesarini, la chiesa dell'Addolorata e la chiesa del Suffragio (l'odierna Piazza del Cassero).

Questa è una veduta satellitare di Corinaldo. Con una freccia rossa ho indicato Piazza del Cassero, dove probabilmente sorgeva la rocca, fatta costruire da Antonello Accattabriga e distrutta dai corinaldesi nel 1464.

La demolizione della rocca fu punita con la condanna al pagamento di onerose sanzioni pecuniarie alla Camera Apostolica, successivamente ridotte a 300 ducati da papa Paolo II, con un breve del 2 maggio del 1468. Il danno più grande per Corinaldo era, però, rappresentato dalla perdita della sua maggiore difesa. Così i corinaldesi, consapevoli dei rischi che la loro terra non sufficientemente protetta correva, esclusa una prima ipotesi di ricostruzione della rocca, decisero, anche sollecitati da una certa crescita demografica, di ampliare il circuito murario del paese.

Agli inizi del Quattrocento Corinaldo contava circa 1200 abitanti. Nel 1452 la popolazione era salita a circa 1450 persone e dopo l'epidemia, avutasi intorno al 1456, era scesa a 1300. Alla fine del Quattrocento era, di nuovo, cresciuta fino a circa 1700 abitanti.

Solo nel 1484 ebbe inizio il progetto di ampliamento e rafforzamento della vecchia cerchia muraria. Papa Sisto IV concesse ai corinaldesi l'esenzione per tre anni dal pagamento di tasse, censi e affitti dovuti alla Camera Apostolica per consentire loro la realizzazione dei lavori, con un breve del 9 febbraio del 1484. L'opera si concluse nel 1490 con un aumento di ben un terzo del circuito murario trecentesco. Secondo lo storico Vincenzo Maria Cimarelli, al termine dei lavori, fu collocata sopra Porta Nuova una lapide, oggi perduta, recante la scritta: “HOC OPUS COMPLETUM FUIT ANNO 1490 MENSIS JULII”.

Corinaldo, accresciuta e ben difesa, era così pronta ad affrontare le sfide del nuovo secolo alle porte.

Questo è un ritratto di papa Sisto IV (1414-1484), conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze, eseguito da Tiziano (1488/1490-1576). Nel 1474 Sisto IV tentò di concedere in vicariato Corinaldo a suo nipote Giovanni della Rovere, ma incontrò l'opposizione dei corinaldesi e il progetto non andò a buon fine.


Il circuito murario

Il monumento più importante di Corinaldo è costituito dal suo circuito murario. Esso ha un perimetro di quasi un chilometro (912 metri), una altezza massima di 15 metri e una sola interruzione, un taglio, chiamato dai corinaldesi “sventramento”, eseguito nel 1921 per esigenze di traffico, cioè per prolungare all'esterno delle mura Via Cimarelli. 

Si conservano le tre porte antiche (Porta di Sopra, Porta di Sotto e Porta Nuova) e una serie di elementi fortificati dalle differenti caratteristiche (torrioni poligonali e rotondi, torri quadrangolari, guardiole, garitte).

Si tratta di un circuito murario trecentesco, costruito a partire dal 1367, all'epoca della ricostruzione del castello ad opera di Nicolò Spinelli, ampliato e ristrutturato tra il 1484 e il 1490 secondo un disegno organico complessivo.


Questa è una pianta di Corinaldo. Ho evidenziato con il colore rosso il circuito murario trecentesco e con quello viola l'ampliamento rinascimentale. Quest'ultimo è compreso tra l'ex-monastero di S. Anna, Porta Nuova e il punto d'innesto della cinta di fine Quattrocento su quella più antica individuabile tra il torrione della Rotonda e quello del Calcinaro.


Torrione dello Sperone

Lo Sperone, chiamato anche torrione di S. Francesco per la vicinanza alla chiesa omonima, può essere definito il simbolo delle fortificazioni corinaldesi. Infatti esso grazie alla sua pianta pentagonale, alla sua altezza di circa 18 metri, alla sua scarpa ben pronunciata e alle sue linee taglienti ed aggressive si discosta nettamente da tutti gli altri componenti del circuito fortificato.
I beccatelli e la merlatura ghibellina furono aggiunti nel 1951 (restauro interpretativo).

Questo è il torrione dello Sperone nel 1927.

Porta di Sopra

Porta di Sopra o di S. Giovanni è costituita da una torre a pianta quadrangolare. Essa fa parte del circuito murario trecentesco e venne modificata nel Quattrocento con l'aggiunta di una sorta di baluardo a tre lati, che altro non è che un avanzamento delle mura necessario ad inglobare all'interno dell'abitato un pozzo (pozzo del Bargello), di fondamentale importanza durante gli assedi.
La porta ha due accessi, entrambi in passato muniti di ponte levatoio: quello grande era la porta carraia, il principale ingresso del paese fino al 1850, anno di realizzazione da parte del governo pontificio dei viali di circonvallazione delle mura (Viale del Fosso e Viale Dietro le monache); quello piccolo è una pusterla rialzata (porta pedonale), chiamata familiarmente dai corinaldesi “La Bianchetta”.
All'interno della porta sono visibili: diverse bocche da fuoco, delle quali quelle collocate più in alto erano raggiungibili per mezzo di un ballatoio in legno, non più esistente; una statua settecentesca in cartapesta della Madonna, oggetto di devozione popolare, posizionata in una nicchia forse ricavata da una bocca da fuoco; una fenditura nella quale scorreva una saracinesca in ferro nell'arco a sesto acuto che permette l'accesso al paese.
Sopra la porta sono visibili varie caditoie, o piombatoi, cioè aperture nel piano di calpestio che servivano ad effettuare la difesa piombante.
La porta fu restaurata nel 1967.

Questa è Porta di Sopra nel 1955, prima del restauro. La pusterla (a sinistra dell'accesso principale) era chiusa. Sopra la porta vi era una sopraelevazione a scopo abitativo. A destra è visibile il baluardo a tre lati, costruito per inglobare all'interno del paese il pozzo del Bargello.

Torre dello Scorticatore

La torre detta dello Scorticatore è collocata nell'ampio tratto di mura tra Porta di Sopra e Porta di Sotto. Essa è ciò che resta di una più grande torre trecentesca in parte franata alla metà dell'Ottocento.
È così chiamata poiché vi risiedeva uno scorticatore di pelli di animali. Quando a partire dal Seicento le fortificazioni corinaldesi persero la loro originaria funzione difensiva, torri e porte cominciarono ad essere adibite a scopo abitativo. Il Comune le assegnava a persone disagiate. Esse furono abitate fino al secondo dopoguerra.
Sotto la torre vi era il campo per il gioco del pallone con il bracciale, sport molto in voga a Corinaldo dall'Ottocento fino agli anni precedenti alla seconda guerra mondiale.

Questo era il campo del gioco del pallone col bracciale, o sferisterio. Esso era delimitato su un lato dalle mura, che in questo punto arrivano fino all'altezza di 15 metri. Sullo sfondo a sinistra è visibile la torre dello Scorticatore, prima del restauro.

Porta di Sotto

Porta di Sotto è chiamata anche del Mercato, poiché al suo esterno vi era una piazza nella quale si teneva il mercato. Essa è costituita da una una torre a pianta quadrangolare. Faceva parte del circuito murario trecentesco e venne aggiornata nel Quattrocento, probabilmente all'epoca dell'ampliamento rinascimentale (1484-1490), con l'aggiunta di un torrione poligonale (il Fortino), che è l'opera fortificata più efficace della cinta corinaldese. Sopra l'arco d'ingresso in una nicchia è custodita una statua di Sant'Anna, patrona di Corinaldo.
L'interno della costruzione è a cielo aperto per consentire dalla piazzola del torrione poligonale la difesa piombante contro gli assalitori che fossero riusciti a penetrare nella porta. L'accesso al paese non avviene direttamente, ma attraverso una brusca svolta ad angolo retto.
Nel 1668 un certo Brunetto Brunetti ottenne dal Comune l'autorizzazione a costruire sopra la porta un “cassino”, cioè una casa da gioco per i nobili corinaldesi.
Il torrione poligonale fu restaurato nel 1947.

Questa è Porta di Sotto con l'adiacente torrione nel 1934, prima del restauro. Nel torrione non sono presenti i merli ghibellini, che sono una aggiunta impropria, e sulla sinistra è visibile una cannoniera a campana di stile sangallesco, oggi chiusa.

Guardiola di Mezzogiorno

La guardiola di Mezzogiorno è una piccola torre del circuito murario trecentesco, con la base inglobata nella scarpa aggiunta nel Quattrocento.

Torrione del Calcinaro

Il torrione del Calcinaro era in origine a pianta pentagonale. Alla fine dell'Ottocento fu ricostruito con l'attuale singolare forma a ferro di cavallo.

Torrione della Rotonda

Il torrione della Rotonda, che prende il nome dalla sua forma, fa parte dell'ampliamento rinascimentale realizzato tra il 1484 e il 1490. Esso è a pianta circolare, ha la stessa altezza della cortina muraria ed è rinforzato da una scarpa ben inclinata, probabilmente più alta prima della costruzione della sottostante strada (Viale del Fosso).

Questo è il tratto di mura lungo l'odierno Viale del Fosso. Sono visibili in primo piano il torrione della Rotonda, caratteristico della seconda metà del Quattrocento, e sullo sfondo quello del Calcinaro. Tra i due torrioni è individuabile il punto d'innesto tra la cinta dell'ampliamento rinascimentale e il circuito murario trecentesco.

Landroni

I Landroni sono delle brevi gallerie poggianti sulle mura realizzate nel corso del Seicento.

Porta Nuova

Porta Nuova o del Teatro è costituita da una torre a pianta quadrangolare affiancata da un torrione circolare, simile a quello della Rotonda. Essa fu aperta nel 1490 a conclusione dei lavori di ampliamento del circuito murario.
È il principale ingresso del paese dal 1850, anno di realizzazione ad opera del governo pontificio dei viali di circonvallazione delle mura (Viale del Fosso e Viale Dietro le monache).
Essa è purtroppo la porta che ha subito maggiori alterazioni: nel 1850 insieme all'adiacente torrione fu parzialmente interrata e l'arco di accesso fu allargato; nel 1908 il fornice fu ulteriormente allargato per consentire il passaggio alle prime autocorriere.

A destra dell'immagine è visibile il torrione circolare di Porta Nuova con la scarpa quasi del tutto interrata.

Purtroppo lo scorso 18 febbraio è crollata una porzione della cinta muraria, tra il torrione della Rotonda e quello del Calcinaro, in Viale del Fosso. Speriamo che questo tratto di mura venga presto restaurato.

Questa è la porzione della cinta muraria crollata il 18 febbraio 2021.

*****

Per saperne di più:

  • La fortificazione di Corinaldo, a cura di Fabio Mariano, 1991

  • Corinaldo nella prima metà del Trecento, Eros Gregorini

  • Corinaldo, collana “Le mura delle Marche”, E. Montesi, G. Volpe

  • La “Marca” e le famiglie nobili e notabili di Corinaldo, Francesca Pongetti, 2005

  • Giro delle mura. Con una nota storica, Fabio Ciceroni

  • Signori e comuni nel Medioevo marchigiano. I Conti di Buscareto, Virginio Villani, 1992

  • http://www.ecomarchenews.com/la-storia-di-nicolo-di-bisaccione-conte-di-buscareto-signore-politico-e-capitano-d-arme/

  • https://www.corinaldoturismo.it/scopri/la-citta-e-le-sue-mura/mura-e-torri/








giovedì 31 dicembre 2020

I ritratti di Lucia Casalini Torelli a Senigallia

 

Questo è il ritratto della contessa Innocenza Augusti, realizzato nel 1712 dalla pittrice bolognese Lucia Casalini Torelli, conservato presso la Pinacoteca diocesana di Senigallia.

Sei ritratti eseguiti dalla celebre pittrice bolognese Lucia Casalini Torelli (1677-1762) sono conservati presso la Pinacoteca diocesana di Senigallia. Essi fanno parte di una serie di nove ritratti, realizzati tra il 1695 e il 1739, raffiguranti personaggi della famiglia senigalliese dei conti Augusti. Dei tre dipinti rimanenti, due si devono a Carlo Casalini, cugino di Lucia Casalini Torelli, e uno a Giuseppe Peroni (1710-1776).


I ritratti dei conti Augusti elencati in ordine cronologico

  • Conte Alessandro Augusti (Carlo Casalini, 1695)

  • Contessa Isabella Rinalducci Augusti (Carlo Casalini, 1695)

  • Contessa Innocenza Augusti (Lucia Casalini Torelli, 1712)

  • Prelato Antonio Augusti (Lucia Casalini Torelli, 1724)

  • Conte Agostino Augusti (Lucia Casalini Torelli, 1725)

  • Conte Gabriele Augusti (Lucia Casalini Torelli, 1725)

  • Conte Sigismondo Augusti (Lucia Casalini Torelli, 1725)

  • Contessa Anna Gabriella Augusti (Giuseppe Peroni, dopo 1738)

  • Contessa Vittoria Malvezzi Augusti (Lucia Casalini Torelli, 1739)

Questi dipinti sono entrati a far parte della collezione della Pinacoteca diocesana di Senigallia grazie a una donazione della famiglia nobile degli Augusti Arsilli.

Lucia Casalini Torelli

Questo è un autoritratto della pittrice Lucia Casalini Torelli, conservato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna.

Lucia Casalini Torelli nacque a Bologna nel 1677, da Antonio e Antonia Bandieri. Iniziò i suoi studi pittorici presso il cugino Carlo Casalini. A tredici anni entrò nella bottega di Giovan Gioseffo Dal Sole (1654-1719), celebre artista bolognese, dove conobbe il pittore Felice Torelli (1667-1748), con il quale si sposò nel 1701, all'età di ventiquattro anni. Dal loro matrimonio nacquero sette figli, due dei quali, Anna e Stefano, furono anch'essi pittori.

Lucia Casalini eseguì numerose opere a carattere sacro, ma si affermò specialmente come ritrattista. Dipinse per le famiglie nobili bolognesi più in vista della sua epoca. Realizzò i ritratti di vari ecclesiastici, tra i quali quelli dei cardinali Ruffo, Spinola, Doria, Gozzadini, Davia, Bentivoglio. Ritrasse i pittori Tommaso Aldrovandini e Vincenzo Domenico Ferretti. Suoi autoritratti sono conservati presso la Galleria degli Uffizi di Firenze (nel Corridoio Vasariano) e la Biblioteca universitaria di Bologna.

Lucia Casalini, nella prima metà del Settecento, fu così conosciuta e apprezzata da ricevere commissioni persino dai reali d'Inghilterra e di Spagna. Tra queste le fonti ricordano il ritratto del duca di York ancora bambino vicino alla regina d'Inghilterra sua madre e una Santa Maddalena nel deserto per la regina di Spagna. Inoltre per la principessa polacca Maria Clementina Sobieska, residente a Roma, eseguì una Addolorata e un Ecce homo.

Restò vedova nel 1748. Morì a ottantacinque anni a Bologna il 18 maggio 1762 e fu sepolta nella basilica di Santa Maria Maggiore. Molte sue opere purtroppo sono andate perdute.

Ancora oggi, in Emilia Romagna, si possono ammirare alcuni suoi dipinti a soggetto religioso:

  • a Bologna, nella chiesa di S. Domenico, il Beato Ceslao fa cessare un incendio e una lunetta raffigurante S. Domenico nella sacrestia;

  • sempre a Bologna nella chiesa di S. Giovanni Battista, S. Nicola da Tolentino prega la Madonna per gli appestati;

  • a Imola, nella Chiesa dei Santi Nicolò e Domenico, S. Tommaso d'Aquino;

  • a Luminasio, frazione di Marzabotto, nella chiesa parrocchiale, i Santi Carlo e Antonio da Padova;

  • a Reggio Emilia, nella chiesa di S. Giorgio, i Santi Stanislao Kostka e Luigi Gonzaga

Questo è il quadro di San Tommaso d'Aquino dipinto da Lucia Casalini Torelli per la chiesa dei Santi Nicolò e Domenico a Imola.

Il marito, Felice Torelli, di origini veronesi, fu uno dei fondatori dell'Accademia Clementina nel 1706. Lucia Casalini ne fu eletta membro onorario nel 1726. La partecipazione dei due artisti alle attività dell'Accademia contribuì notevolmente alla loro affermazione nel panorama artistico bolognese della prima metà del Settecento.

Il figlio, Stefano Torelli (1712-1784), ebbe molto successo come pittore. Egli, dopo la formazione a Bologna e un soggiorno a Venezia, lavorò a Dresda per il principe polacco Augusto III e divenne, in seguito, pittore di corte di Caterina la Grande a San Pietroburgo.


I ritratti senigalliesi

Questi pregevoli dipinti furono eseguiti da Lucia Casalini Torelli tra il 1712 e il 1739. Essi sono perlopiù racchiusi in cornici in legno, riccamente intagliate e dorate, sormontate dallo stemma degli Augusti e da un cartiglio con iscrizione.

Tutti i personaggi sono ritratti di tre quarti e con il volto leggermente ruotato.

Contessa Innocenza Augusti

Questo ritratto fu eseguito nel 1712. Secondo quanto si legge nella guida della pinacoteca, la giovane donna fu ritratta prima di essere costretta dalla famiglia a entrare nel monastero di Santa Cristina. Quest'ultimo, non più esistente, costruito a partire dal 1574, sorgeva nell'area dell'odierna Scuola Pascoli e fu, almeno fino alla fine dell'Ottocento, l'unico convento femminile di Senigallia.

La cornice del dipinto è sormontata dallo stemma degli Augusti e da un nastro sul quale è scritto: “CONTESSA INNOCEN=/ = ZA/ AUGUSTI/ ANNI 19/ = 1712 =”.

Prelato Antonio Augusti

Questo ritratto fu eseguito nel 1724. L'uomo religioso, di aspetto austero, sembra indicare con la mano sinistra la firma dell'autrice e l'anno di esecuzione del dipinto, in basso a sinistra: “LUCIA CASALINI/ TORELLI FECIT/ 1724”.

La cornice del dipinto è semplice senza stemma e cartiglio.

Sul retro della tela compare la scritta:” C. Anto. Augusti reli.so/ Latran.se con il nome di D./ D. Cesare Aba.te della Can.ca/ d'Ancona fil del c. Ales./andro ed Isa.la Ri/ nalducci nato il X/ VI 1677 d.re ani 28 sua età 47/ ritrato in q. a.no/ 1724”.

Conte Agostino Augusti

Questo ritratto fu eseguito nel 1725. Sotto la mano sinistra dell'effigiato è visibile un foglio sul quale è disegnata la facciata del palazzo di famiglia a Senigallia.

La cornice del dipinto è sormontata dallo stemma degli Augusti e da un cartiglio sul quel è scritto: CON. AGOSTINO/ AUGUSTI/ SUA ETA'/ ANNI (...)”.

Sul retro della tela compare la scritta: “Conte/ Agostino Augusti/ di sua età anni 49 ritratto l'anno 1725 dalla Signora Lucia Torelli/ virtuosa di Bologna”.

Conte Gabriele Augusti

Questo ritratto fu eseguito nel 1725, dopo la morte dell'effigiato con l'aiuto di una maschera funebre.

La cornice del dipinto è sormontata dallo stemma degli Augusti e da un cartiglio sul quale è scritto: “CONTE/ GABRIE/=LE=/ AUGUSTI/ ANNI 21/ 1725”.

Sul retro della tela compare la scritta: “Conte Gabriele Augusti/ figlio del conte Agostino/ morì l'anno 1725 di sua età/ anni 19 mesi quattro ritratto dopo/ la di lui morte col vantaggio della maschera/ dalla Sig.ra Lucia Torelli Bolognese”.

Conte Sigismondo Augusti

Questo ritratto fu eseguito nel 1725.

Sulla cornice in legno del dipinto, intagliata e dorata, non sono presenti né lo stemma degli Augusti e né la scritta del cartiglio.

Sul retro della tela compare la scritta: “Conte/ Sigismondo Augusti figlio/ del con.e Agos.o ritratto l'anno 1725 di sua età anni 23 dalla/ Sig.ra Lucia Torelli Bolognese”.

Contessa Vittoria Malvezzi Augusti

Questo ritratto del 1739 è l'ultimo eseguito da Lucia Casalini Torelli per la famiglia Augusti.

La cornice del dipinto è sormontata dagli stemmi degli Augusti e dei Malvezzi e da un nastro sul quale è scritto: “CON. VITTORIA/ MALVEZZI/ AUGUSTI/ SUA ETA' ANNI/ 21”.

Sul retro della tela compare la scritta: “Lucia Torelli/ fecit/ A/ Con. Vitto. Malve/ zi Pa. Bolognese consorte/ del conte Sigismondo Augusti/ sua età anni 21/ nata 29 Aprile 1718”.


Curiosità

  • I ritratti del conte Alessandro Augusti e della contessa Isabella Rinalducci Augusti, sua moglie, eseguiti nel 1695 da Carlo Casalini, probabilmente furono ritoccati nei decenni successivi da Lucia Casalini Torelli, con la modifica degli abiti, che ricordano più la moda del primo quarto del Settecento che quella della fine del Seicento.

  • Alla Pinacoteca diocesana di Senigallia si conserva anche un'opera di Felice Torelli, marito di Lucia Casalini. Si tratta di una bella Assunzione di Maria, databile tra il 1713 e il 1717, proveniente dall'Oratorio di San Filippo Neri.


Questo è il ritratto del conte Alessandro Augusti, eseguito nel 1695 da Carlo Casalini e probabilmente ritoccato successivamente da Lucia Casalini Torelli. Il nobile è effigiato con una vistosa e folta parrucca e indossa cravatta e polsini di pizzo.


Questa è una Assunzione di Maria eseguita da Felice Torelli, conservata presso la Pinacoteca diocesana di Senigallia.

*****

Per saperne di più:

  • Angelo Mencucci, Pinacoteca diocesana di arte sacra Palazzo vescovile Senigallia. Guida storico artistica. 1992.

  • https://www.treccani.it/enciclopedia/lucia-casalini_%28Dizionario-Biografico%29/

  • http://www.pianurareno.org/new/2019/02/14/lucia-casalini-torelli-una-pittrice-di-bologna-con-quadro-a-malalbergo/









martedì 14 gennaio 2020

Visita guidata della Rocca Roveresca di Senigallia - ANNULLATA A CAUSA DELL'EMERGENZA COVID-19


VISITA GUIDATA della ROCCA ROVERESCA di SENIGALLIA
  • Domenica primo marzo 2020 ore 15,30 Piazza Roma
  • Ingresso alla Rocca gratuito nell'ambito dell'iniziativa del MiBACT Domenica al Museo
  • Visita guidata a offerta libera non obbligatoria
  • Prenotazione obbligatoria entro venerdì 21 febbraio: landi.lorenzo@libero.it



domenica 12 gennaio 2020

La chiesa di San Martino a Senigallia


La settecentesca chiesa di S. Martino è una delle più belle ed eleganti di Senigallia.
L'edificio, situato nel centro storico della città, a pochi passi da Corso II Giugno, è un piccolo museo nel quale sono conservate pregevoli opere d'arte, tra le quali: il cinquecentesco quadro della Madonna Addolorata attribuito alla bottega di Tiziano; il quadro di S. Martino dipinto a inizio Seicento da Terenzio Terenzi, detto il Rondolino; la Madonna con il bambino e i santi Filippo Benizi e Francesco di Paola del 1611 del pittore veneziano Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane; la Visita della Vergine a S. Anna del 1642 di Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino.