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| Via Carducci |
Domenica 24
febbraio, in occasione dell'edizione 2019 della Giornata
internazionale della guida turistica,
ho realizzato, in collaborazione con l'associazione Guide
delle Marche,
una visita guidata a tema del centro storico di Senigallia, dal
titolo “Senigallia
tra il Ducato e il Papato”.
All'iniziativa
della durata di circa due ore ha partecipato, nonostante il freddo
pungente, una quarantina di persone, provenienti da varie località
delle Marche e anche da fuori regione.
Di cosa abbiamo
parlato?
SENIGALLIA
TRA IL DUCATO E IL PAPATO
Senigallia per
circa un secolo e mezzo (dal 1474 al 1631) è un dominio della casata
dei Della
Rovere,
di origine ligure. Quattro duchi la governano: Giovanni
(1474-1501),
Francesco
Maria I (1501-1538),
Guidubaldo
II
(1538-1574) e Francesco
Maria II
(1574-1631).
I Della Rovere
arrivano a Senigallia nel 1474 con Giovanni,
che riceve la città in Vicariato
da papa Sisto
IV,
al secolo Francesco Della Rovere, suo zio. Si tratta, dunque, di un
atto di nepotismo.
Il Vicariato
è
una forma giuridica di investitura feudale. Il territorio appartiene
alla Santa Sede, ma, di fatto, è governato da un Vicario, che in
cambio deve pagare un censo annuale al pontefice, di solito
simbolico. Il potere del Vicario è pressoché assoluto, ma anche
precario, perché delegato e sempre soggetto alla volontà di
riconferma o meno dei tanti papi che si succedono sul soglio
pontificio.
La signoria
di Giovanni rappresenta
un periodo molto importante nella storia di Senigallia:
-
la città è la capitale di uno stato piccolo, ma efficiente ed inserito tra le maggiori signorie italiane;
-
il Duca inizia una imponente opera di bonifica della Saline, che abbandonate a se stesse nel Medioevo, sono diventante una zona paludosa e malarica;
-
si occupa del rafforzamento delle strutture difensive (Rocca e mura) e della ristrutturazione urbanistica della città.
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La
Rocca Roveresca, costruita per volontà
del
duca Giovanni Della Rovere
nella
seconda metà del Quattrocento,
a
cui hanno lavorato gli architetti Luciano
Laurana
e Baccio Pontelli
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Lo
stemma completo di Giovanni Della Rovere,
murato
sulla facciata di un edificio in via Mastai,
dove
probabilmente sorgeva il suo palazzo ducale,
purtroppo
andato distrutto
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Nel 1508
Senigallia perde il suo ruolo di capitale poiché viene annessa ad
uno stato più grande. Il suo signore, Francesco
Maria I,
infatti, eredita il Ducato
di Urbino
da Guidubaldo da Montefeltro (suo zio materno) grazie alla potente
protezione del papa Giulio
II
(suo zio paterno). Ne diventerà la capitale economica.
L'opera di
ricostruzione e risanamento
della città iniziata da Giovanni
è proseguita dai suoi successori:
-
il nipote, Guidubaldo II, alla metà del Cinquecento, sceglie Senigallia come sua “città ideale”, facendo costruire una nuova cinta muraria a pianta pentagonale e un bel palazzo ducale;
-
Francesco Maria II, l'ultimo dei Della Rovere, alla fine del Cinquecento, fa ricostruire l'antico acquedotto di S. Gaudenzio, che alimentava le fontane pubbliche della città
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L'immagine
più antica della cinta muraria pentagonale,
fatta
costruire, a partire dal 1546, dal duca Guidubaldo II
Della
Rovere
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La
fontana delle anatre, costruita per ordine del
duca
Francesco Maria II della Rovere, tra il 1600
e
il 1602, che ricorda la bonifica delle Saline
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I quattro duchi
Della Rovere sono valenti
capitani di ventura,
al servizio di importanti stati, sia italiani che stranieri,
lautamente compensati. Gli enormi proventi delle condotte militari
vanno, anche, a beneficio della popolazione poiché consentono ai
duchi di abbassare la tassazione e sono reinvestiti nella costruzione
di opere di fortificazione e miglioramento della città, assicurando
lavoro e benessere per tutti.
Un'altra
importante fonte di ricchezza per la Senigallia è rappresentata
dalla sua fiera franca, la Fiera
della Maddalena,
sostenuta e ampliata dai provvedimenti dei duchi.
Nel 1631 la
casata roveresca si estingue. Francesco
Maria II,
ultimo duca di Urbino, muore senza eredi maschi. Il duca ha avuto un
figlio, chiamato Federico
Ubaldo,
che, però, muore prima di lui in circostanze misteriose, a soli 18
anni (nel1623).
Di conseguenza
il Ducato
di Urbino,
Senigallia compresa, viene annesso allo Stato
pontificio,
dal papa Urbano
VIII,
della famiglia Barberini, e il suo territorio viene trasformato nella
Legazione
di Pesaro Urbino,
governata da un cardinale
legato.
Per una precisa
volontà dell'ultimo
duca,
che desidera rendere il più possibile indolore per i suoi sudditi il
passaggio al nuovo potere, in tutte le città dell'ex ducato sono
mantenuti gli statuti
cinquecenteschi,
concessi dalla sua famiglia. Questi garantiscono ampia autonomia alle
varie città e contengono norme molto civili, come quella che
consente alle donne di recitare e cantare in pubblico, fatto vietato
nel resto dello Stato pontificio.
Viene mantenuta
la figura del luogotenente,
che non rappresenta più l'autorità del duca in città, ma quella
del cardinale
legato
e viene introdotta la figura del cardinale
protettore
che deve difendere gli interessi della città presso il governo
centrale di Roma.
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Il
Palazzo comunale è l'ultima opera costruita
nel
periodo della signoria roveresca, su autorizzazione
del
duca Francesco Maria II. Il progetto è attribuito
all'architetto
ducale Muzio Oddi
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Le
conseguenze
per Senigallia del passaggio dal Ducato roveresco allo Stato
pontificio sono molte:
-
dal punto di vista politico il territorio diventa più marginale, il Ducato di Urbino era un piccolo stato, ma importante per gli equilibri politici italiani;
-
dal punto di vista strategico-militare Senigallia non è più una città di confine con i territori pontifici di Ancona e Fano;
-
dal punto di vista economico Senigallia se ne avvantaggia perché la Fiera della Maddalena viene agganciata ad un hinterland molto più vasto, che le consentirà di crescere maggiormente e più rapidamente, fino a diventare la fiera più importante dello Stato pontificio sul mare Adriatico;
-
finisce il buon governo dei Della Rovere, che ha assicurato un secolo e mezzo di crescita in tutti gli ambiti (economico, demografico, urbanistico, civile e culturale);
-
finisce un potere saggio e tollerante con la creazione del ghetto ebraico.
La Legazione
di Pesaro Urbino
è destinata a durare fino all'Unità d'Italia, tranne che per il
breve periodo napoleonico, durante il quale il territorio di
Senigallia fa parte del Dipartimento
del Metauro.
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Una lapide ricorda il ghetto ebraico istituito da Papa Urbano VIII
nel 1633. Il papa ne istituisce tre nell'ex ducato, a Urbino, Pesaro
e Senigallia.
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L'itinerario,
con partenza da Via Carducci, ha previsto: la Chiesa della Croce
(interno), Piazza del Duca, la Rocca Roveresca, la Fontana delle
anatre, Corso due giugno, Piazza Roma, il Palazzo Comunale, la
Fontana del Nettuno, Palazzo Fagnani e il ghetto ebraico.
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La
Sepoltura di Cristo di Federico Barocci,
eseguita
tra il 1579 e il 1582 e restaurata
dallo
stesso pittore tra il 1607 e il 1608, è
l'opera
pittorica di maggior rilievo della
Chiesa
della Croce
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Tutte le foto
sono state scattate da Chiara Sbarbati.
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Per maggiori
informazioni sulla Giornata internazionale della guida turistica, si
possono consultare le seguenti pagine web:










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