sabato 9 marzo 2019

Giornata Internazionale della Guida Turistica 2019 a Senigallia

Via Carducci
Domenica 24 febbraio, in occasione dell'edizione 2019 della Giornata internazionale della guida turistica, ho realizzato, in collaborazione con l'associazione Guide delle Marche, una visita guidata a tema del centro storico di Senigallia, dal titolo “Senigallia tra il Ducato e il Papato”.

All'iniziativa della durata di circa due ore ha partecipato, nonostante il freddo pungente, una quarantina di persone, provenienti da varie località delle Marche e anche da fuori regione.

Di cosa abbiamo parlato?

SENIGALLIA TRA IL DUCATO E IL PAPATO


Senigallia per circa un secolo e mezzo (dal 1474 al 1631) è un dominio della casata dei Della Rovere, di origine ligure. Quattro duchi la governano: Giovanni (1474-1501), Francesco Maria I (1501-1538), Guidubaldo II (1538-1574) e Francesco Maria II (1574-1631).

I Della Rovere arrivano a Senigallia nel 1474 con Giovanni, che riceve la città in Vicariato da papa Sisto IV, al secolo Francesco Della Rovere, suo zio. Si tratta, dunque, di un atto di nepotismo.

Il Vicariato è una forma giuridica di investitura feudale. Il territorio appartiene alla Santa Sede, ma, di fatto, è governato da un Vicario, che in cambio deve pagare un censo annuale al pontefice, di solito simbolico. Il potere del Vicario è pressoché assoluto, ma anche precario, perché delegato e sempre soggetto alla volontà di riconferma o meno dei tanti papi che si succedono sul soglio pontificio.

La signoria di Giovanni rappresenta un periodo molto importante nella storia di Senigallia:
  • la città è la capitale di uno stato piccolo, ma efficiente ed inserito tra le maggiori signorie italiane;
  • il Duca inizia una imponente opera di bonifica della Saline, che abbandonate a se stesse nel Medioevo, sono diventante una zona paludosa e malarica;
  • si occupa del rafforzamento delle strutture difensive (Rocca e mura) e della ristrutturazione urbanistica della città.
La Rocca Roveresca, costruita per volontà
del duca Giovanni Della Rovere
nella seconda metà del Quattrocento,
a cui hanno lavorato gli architetti Luciano
Laurana e Baccio Pontelli
Lo stemma completo di Giovanni Della Rovere,
murato sulla facciata di un edificio in via Mastai,
dove probabilmente sorgeva il suo palazzo ducale,
purtroppo andato distrutto


Nel 1508 Senigallia perde il suo ruolo di capitale poiché viene annessa ad uno stato più grande. Il suo signore, Francesco Maria I, infatti, eredita il Ducato di Urbino da Guidubaldo da Montefeltro (suo zio materno) grazie alla potente protezione del papa Giulio II (suo zio paterno). Ne diventerà la capitale economica.

L'opera di ricostruzione e risanamento della città iniziata da Giovanni è proseguita dai suoi successori:
  • il nipote, Guidubaldo II, alla metà del Cinquecento, sceglie Senigallia come sua “città ideale”, facendo costruire una nuova cinta muraria a pianta pentagonale e un bel palazzo ducale;
  • Francesco Maria II, l'ultimo dei Della Rovere, alla fine del Cinquecento, fa ricostruire l'antico acquedotto di S. Gaudenzio, che alimentava le fontane pubbliche della città
L'immagine più antica della cinta muraria pentagonale,
fatta costruire, a partire dal 1546, dal duca Guidubaldo II
Della Rovere
La fontana delle anatre, costruita per ordine del
duca Francesco Maria II della Rovere, tra il 1600
e il 1602, che ricorda la bonifica delle Saline
I quattro duchi Della Rovere sono valenti capitani di ventura, al servizio di importanti stati, sia italiani che stranieri, lautamente compensati. Gli enormi proventi delle condotte militari vanno, anche, a beneficio della popolazione poiché consentono ai duchi di abbassare la tassazione e sono reinvestiti nella costruzione di opere di fortificazione e miglioramento della città, assicurando lavoro e benessere per tutti.

Un'altra importante fonte di ricchezza per la Senigallia è rappresentata dalla sua fiera franca, la Fiera della Maddalena, sostenuta e ampliata dai provvedimenti dei duchi.

Nel 1631 la casata roveresca si estingue. Francesco Maria II, ultimo duca di Urbino, muore senza eredi maschi. Il duca ha avuto un figlio, chiamato Federico Ubaldo, che, però, muore prima di lui in circostanze misteriose, a soli 18 anni (nel1623).
Particolare della Madonna con i santi Paolino e Maddalena,
devoti e la famiglia Della Rovere, opera attribuita ad
Antonio Viviani detto il Sordo, conservata nella Chiesa
della Maddalena di Senigallia. Il gentiluomo al centro
della composizione è identificabile con il duca Francesco Maria II.
Di conseguenza il bambino, appoggiato alle sue ginocchia e con
una collana di corallo, raffigurato nell'atto di fare la carità, 
è il figlio Federico Ubaldo

Di conseguenza il Ducato di Urbino, Senigallia compresa, viene annesso allo Stato pontificio, dal papa Urbano VIII, della famiglia Barberini, e il suo territorio viene trasformato nella Legazione di Pesaro Urbino, governata da un cardinale legato.

Per una precisa volontà dell'ultimo duca, che desidera rendere il più possibile indolore per i suoi sudditi il passaggio al nuovo potere, in tutte le città dell'ex ducato sono mantenuti gli statuti cinquecenteschi, concessi dalla sua famiglia. Questi garantiscono ampia autonomia alle varie città e contengono norme molto civili, come quella che consente alle donne di recitare e cantare in pubblico, fatto vietato nel resto dello Stato pontificio.

Viene mantenuta la figura del luogotenente, che non rappresenta più l'autorità del duca in città, ma quella del cardinale legato e viene introdotta la figura del cardinale protettore che deve difendere gli interessi della città presso il governo centrale di Roma.
Il Palazzo comunale è l'ultima opera costruita
nel periodo della signoria roveresca, su autorizzazione
del duca Francesco Maria II. Il progetto è attribuito
all'architetto ducale Muzio Oddi
Le conseguenze per Senigallia del passaggio dal Ducato roveresco allo Stato pontificio sono molte:
  • dal punto di vista politico il territorio diventa più marginale, il Ducato di Urbino era un piccolo stato, ma importante per gli equilibri politici italiani;
  • dal punto di vista strategico-militare Senigallia non è più una città di confine con i territori pontifici di Ancona e Fano;
  • dal punto di vista economico Senigallia se ne avvantaggia perché la Fiera della Maddalena viene agganciata ad un hinterland molto più vasto, che le consentirà di crescere maggiormente e più rapidamente, fino a diventare la fiera più importante dello Stato pontificio sul mare Adriatico;
  • finisce il buon governo dei Della Rovere, che ha assicurato un secolo e mezzo di crescita in tutti gli ambiti (economico, demografico, urbanistico, civile e culturale);
  • finisce un potere saggio e tollerante con la creazione del ghetto ebraico.

La Legazione di Pesaro Urbino è destinata a durare fino all'Unità d'Italia, tranne che per il breve periodo napoleonico, durante il quale il territorio di Senigallia fa parte del Dipartimento del Metauro.
                                  
Una lapide ricorda il ghetto ebraico istituito da Papa Urbano VIII
nel 1633. Il papa ne istituisce tre nell'ex ducato, a Urbino, Pesaro
e Senigallia. 

L'itinerario, con partenza da Via Carducci, ha previsto: la Chiesa della Croce (interno), Piazza del Duca, la Rocca Roveresca, la Fontana delle anatre, Corso due giugno, Piazza Roma, il Palazzo Comunale, la Fontana del Nettuno, Palazzo Fagnani e il ghetto ebraico.
L'interno della Chiesa della Croce, costruita dalla Confraternita
della Croce e del Sacramento, tra il 1605 e il 1608, probabilmente
su progetto degli architetti ducali Muzio Oddi e il canonico Arduino
La Sepoltura di Cristo di Federico Barocci,
eseguita tra il 1579 e il 1582 e restaurata
dallo stesso pittore tra il 1607 e il 1608, è
l'opera pittorica di maggior rilievo della
Chiesa della Croce
Tutte le foto sono state scattate da Chiara Sbarbati.

*****

Per maggiori informazioni sulla Giornata internazionale della guida turistica, si possono consultare le seguenti pagine web:

Nessun commento:

Posta un commento