sabato 15 febbraio 2025

Alcuni cenni sulla storia di Senigallia

Questa è la Rocca Roveresca, il monumento più importante di Senigallia. Nella conformazione in cui appare oggi, è dovuta in gran parte alla volontà di Giovanni Della Rovere, che la fece costruire tra gli anni Settanta e Ottanta del Quattrocento. Per realizzarla, questi si avvalse dell'opera di due tra i migliori architetti del tempo, messi a sua disposizione dal suocero Federico da Montefeltro, duca di Urbino: Luciano Laurana e Baccio Pontelli.

Tra il V e il IV secolo a. C. i Galli Senoni scesero in Italia e si stanziarono sulla costa adriatica, nell'area compresa tra le odierne Romagna e Marche del Nord. Occuparono l'intera valle del fiume Misa e, forse, fecero di Senigallia il centro di partenza per ulteriori conquiste e razzie. La dominazione celtica durò poco meno di un secolo.

Nel 295 a. C. ebbe luogo la battaglia del Sentino, detta anche “delle Nazioni”, poiché vi furono coinvolte tutte le popolazioni del centro Italia. I Galli Senoni, alleati con Etruschi, Sanniti e Umbri, vennero sconfitti dall'esercito romano, coalizzato con i Piceni. In seguito a questo evento i Romani fondarono la loro prima colonia sul litorale adriatico a Senigallia, tra il 290 e il 280 a. C. In origine la città era chiamata semplicemente Sena, ma con il passare del tempo, riemergendo la memoria dei Galli, essa assunse il nome di Sena Gallica.

Intorno alla metà del VI secolo d. C. le città marchigiane subirono le vaste distruzioni, accompagnate da un'epidemia di peste e da una grave carestia, della lunga guerra greco-gotica (535-553 d. C.). Al termine di questo conflitto, combattuto tra l'Impero bizantino e gli Ostrogoti, Senigallia fu incorporata, insieme a Rimini, Pesaro, Fano e Ancona nella Pentapoli marittima, soggetta all'autorità degli imperatori d'Oriente, per il tramite degli Esarchi di Ravenna.

Nel basso Medioevo Senigallia si costituì libero comune, retto inizialmente da consoli e successivamente da podestà. In quest'epoca essa intraprese i primi traffici marittimi, esportando soprattutto grano e sale. Allo stesso tempo si trovò frequentemente in lotta per la difesa dei suoi confini territoriali con i comuni limitrofi, in particolare con Jesi, che aveva quasi sempre la meglio. La città occupava un'ampia area e all'interno della sua possente cerchia di mura romano-medievali sorgevano ben 12 chiese. Nella prima metà del XIII secolo, inoltre, il vescovo Benno fece costruire il nuovo ospedale di S. Spirito e S. Vito.

Nella seconda metà del XIII secolo cominciò per Senigallia una lunga fase di decadenza, alla quale accennò Dante nel XVI canto del Paradiso, citandola tra le città prossime alla fine: “Se tu riguardi Luni et Urbisaglia / come son ite e come se ne vanno/ di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, / udir come le schiatte si disfanno / non ti parrà nova cosa né forte, / poscia che le cittadi termine hanno”. Le sue saline, lasciate senza alcun intervento dell'uomo, pian piano s'impaludarono e diventarono una zona malarica. I documenti, inoltre, rivelano che alla metà del XIV secolo Senigallia aveva soltanto 250 “fumanti” (famiglie indicate simbolicamente col fumo dei camini delle case abitate), mentre Pesaro ne contava 2.500, Fano 4.500, Arcevia 1.200.

La rinascita della città si ebbe solo nel Quattrocento. Essa coincise con due momenti di grande rilievo: la signoria di Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, Fano e molti altri luoghi, intorno alla metà del secolo; e la signoria di Giovanni Della Rovere, nipote di papa Sisto IV, a partire dal 1474.

Sigismondo Malatesta ricostruì la cinta muraria, che assunse una forma ad “osso di seppia”, e iniziò una politica di ripopolamento del territorio. Egli, infatti, per attirare nuovi abitanti lanciò dei bandi nei quali prometteva: terra da coltivare, terra per costruire, buoi da lavoro e l'immunità per eventuali pendenze con la giustizia dei centri di provenienza.

Durante la signoria di Giovanni Della Rovere, Senigallia fu, per la prima e unica volta nella sua storia, capitale di uno stato non vasto, ma efficiente e ben inserito nel quadro politico dell'epoca. Grazie al nuovo signore proseguirono i lavori in città: egli iniziò un’imponente opera di bonifica delle saline, fece pavimentare tutte le strade, fece arginare le acque del fiume Misa, potenziò le strutture del porto, fece edificare un ospedale, la Rocca e il convento di Santa Maria delle Grazie. Stimato capitano di ventura, Giovanni Della Rovere era sposato con Giovanna da Montefeltro, figlia del duca di Urbino Federico.

Questo è un affresco staccato di Melozzo da Forlì del 1477 raffigurante Papa Sisto IV, che, alla presenza di quattro dei suoi nipoti preferiti, nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana. L'opera è conservata presso la Pinacoteca Vaticana. A sinistra, vestito di rosso, è ritratto Giovanni Della Rovere. Questi nacque nel 1457 ad Albisola, vicino a Savona. Fu signore di Senigallia e del vicariato di Mondavio, dal 1474 al 1501. Fu anche duca di Sora e prefetto di Roma. Sposò nel 1478 Giovanna da Montefeltro, figlia del duca di Urbino Federico, dal quale apprese il mestiere delle armi. Morì nel 1501 a Senigallia, dove fu sepolto nella chiesa delle Grazie.

Nel 1508 Francesco Maria I Della Rovere, figlio di Giovanni e di Giovanna da Montefeltro, ereditò il Ducato di Urbino dallo zio materno Guidubaldo, da cui era stato adottato a Roma nel 1504. Così, la signoria senigalliese venne incorporata nel più vasto stato urbinate, a cui, nel 1512, in seguito alla morte di Costanzo Sforza, venne aggiunta anche quella di Pesaro. Senigallia perse il suo ruolo di capitale, ma in compenso vide crescere rapidamente la propria importanza mercantile, poiché in essa si concentrava tutto il commercio del grano dello stato, che dal suo porto veniva generalmente esportato a Venezia, di cui Francesco Maria era Comandante generale delle armi di terraferma.

Il dominio dei Della Rovere ebbe formalmente fine nel 1631, anno in cui morì senza lasciare eredi maschi, a Casteldurante (l'odierna Urbania), Francesco Maria II. Di conseguenza papa Urbano VIII annesse allo Stato pontificio la città di Senigallia e l'intero Ducato di Urbino. Quest'ultimo venne trasformato nella Legazione di Urbino, destinata a durare fino al periodo napoleonico.

Questo è un particolare della bella Fontana delle anatre, situata nell'attuale Piazza del Duca, in passato probabilmente chiamata Piazza della Fortezza. Fu costruita per ordine di Francesco Maria II Della Rovere, ultimo duca di Urbino, dal tagliapietre veneto mastro Stefano di Tommaso. L'opera, iniziata nel 1600, fu completata nel 1602.





 

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